1 - Cristianesimo impossibile

Correvo l'altra sera, in lambretta, lungo il viale dei Tigli. Sotto la navata gotica stupenda di alberi era già buio e il fanale acceso, col suo giro di luce, mandava avanti un cerchio illuminato sulla strada scura, asfaltata, sui tronchi, le nervature dei rami, la volta di fogliame ordinata quasi come la volta a vele di una cattedrale.
Qualche occhio acceso laggiù in fondo, di automobili lontane, lontane. Soltanto il rotolare trattenuto del mio motore turbava il silenzio già buio di prima sera.
E' stato un attimo. Ma vi sono spesso estreme brevità di tempo, frazioni d'istante capaci di illuminare l'universo: l'ho vista in piena luce, mi è sembrato di capire, di afferrare e di soffrire tutto un enorme problema. Un attimo, e come cadere in un abisso dove non vi è speranza di uscite.
Non è più giovanissima, e truccata così violentemente, nel fondo buio della strada e degli alberi, era grottesca. Una maschera laccata a festa, povera donna, raggiustata dopo una giornata di duro lavoro nel sottobosco di Migliarino.
Era molto evidente che non chiedeva altro che di non fare la strada a piedi fino alla città. Sicuramente il suo lavoro continuava nella notte perchè non vi è più un orario, ma in quel momento non chiedeva che di non fare la strada a piedi.
Nell'attimo di luce, nel cerchio illuminato del fanale in corsa sotto le arcate della cattedrale di alberi, mi ha visto pure lei e ha visto che ero un prete. Me ne sono accorto perché qualcosa di estremamente strano ho notato nel rimanere a mezz'aria della richiesta del passaggio.
E' subito ricaduta nel buio e la mia luce ha continuato veloce a illuminare la navata degli alberi.
Non so cosa avrà pensato. Forse mi ha odiato e non perchè non mi sono fermato, ma perchè forse ha pensato che io ho avuto terrone e paura di lei. E non paura e terrore del suo peccato, mia paura di lei, fino al punto che l'atto di Amore di darle un passaggio mi avrebbe rovinato nella stima dei buoni.
Se ha pensato così, ha ragione di disprezzarmi. Ma forse ha ragione anche di pensare così.
Diverse volte, passando lungo l'Aurelia, ai margini del bosco di Migliarino, quando il sole inonda la strada e macchia di luce, fra gli alberi, i cespugli, ho visto lei e spesso altre amiche (non so se saranno amiche, ma m'è parso di sì) sedute sul poggio al limitare del bosco dove il sole le può accendere di un po' di vivacità e giovinezza, o appoggiate ai rami d'albero incrociati per impedire l'ingresso delle stradette «private» della tenuta del Duca Salviati, le ho viste aspettare. E ogni volta mi è venuta in mente (e l'immagine è orribile, ma è così) il banco del macellaio con i pezzi di carne attaccata e il prezzo relativo.
Ogni volta è una sofferenza indicibile. E specialmente per un correre via ignorando (e quindi disprezzando) povere donne ridotte a quell'offerta di sé a chi passa dalla strada.
Il discorso corrente e facilone che è vizio, che è ingordigia di guadagno, che è fame di soldi senza lavorare, che è perchè è vita facile, perchè è gente depravata e ormai senza ritegni e non so cos'altro ancora, non mi solleva l'angoscia di quella pena e la vergogna di non voltarmi nemmeno a guardare.
Di non voltarmi nemmeno a guardare, io che potrei guardarle con occhi puri soltanto colmati di pena e di Amore fraterno.
Una volta non sono riuscito a sopportare: ero appena passato (e il problema mi aveva oppresso l'anima fin dall'imbocco della strada), alcune centinaia di metri oltre lei e un'altra seduta sul poggio nella macchia di sole: mi sono fermato deciso a ritornare indietro, sedermi accanto a loro a parlare un po'.
Un prete sul poggio del limitare di un bosco, ai margini di una strada nazionale, nello splendore del sole, seduto a parlare con due prostitute.
Chi passava avrebbe pensato che si stava sicuramente discutendo perchè non d'accordo sul prezzo.
Tutti avrebbero pensato così. Sì, tutti.
Perchè certo Amore è ancora un assurdo, anzi è un male.
E' orribile dover ammettere che, ancora, io, sacerdote di Cristo, non riesco e non posso fare credere che esiste, che può esistere l'Amore vero di tutto il cuore e di tutta l'anima e basta.
Il rassegnarsi a dover accettare questa sconfitta, l'impossibilità di questa testimonianza, L'assurdità di continuare un esempio di Amore, una ricchezza, una felicità di Amore che ha avuto principio al pozzo della Samaritana (Gv. 4, 5-41), alla tavola di una sala da pranzo in casa di un Fariseo (Lc. 7, 36-50), nell'atrio del Tempio, in mezzo ad una folla ostile, con le pietre in mano, accesa di falso scandalo e di odio lussurioso (Gv. 8, 1-11).
Nulla da fare. Se tu cedessi a quest'Amore e ti lasciassi vincere dal suo fascino divino, tutti ti biasimerebbero e ti darebbero addosso. Perchè non tutto il Cristianesimo è ancora possibile.
Non mi sono voltato nemmeno a guardare indietro. Ho ripreso l» strada. Anche quella dei galantuomini molto attenti a quello che pensano gli uomini, ma assai meno a quello che pensa Dio, a come ha pensato Gesù.
Non posso non vergognarmi, io, prete di Cristo, continuatore del Suo Mistero di Amore infinito fra tutti gli uomini, di ritrovarmi a mio agio in questo galantomismo e farmene motivo di gloria e un diritto al rispetto.
E non posso perdonarmi di non avere il coraggio di fare diversamente, cioè come soltanto comanda l'Amore.


Un Prete


in La Voce dei Poveri: La VdP ottobre 1962, Ottobre 1962

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