Trentasette lire

Un bel sole di maggio, più bello ancora quest'anno perchè ha qualcosa del miracolo in questa primavera così incerta e perturbata. Alle 13 l'ora della siesta, faticosa e stanca perchè troppo in fretta, a mezz'ora prima di tornare al lavoro in cantiere.
Gli operai erano lì, appoggiati all'angolo del cantiere o raggomitolati in piccole barche tirate in secco per riparazioni. Mi ci sono trovato casualmente ma subito ho respirato aria buona fatta di cordialità e di simpatia.
Ho notato immediatamente che qualcosa di complicato, di pesante, qualcosa di fastidioso li preoccupava.
E' arrivato il segretario della Camera del Lavoro. Ha cercato di trovarsi un po' in alto e ha chiesto di parlare.
Ho conosciuto il motivo dell'agitazione. In un contratto a livello aziendale un anno fa fu concordato un aumento giornaliero di 70 lire. In questi giorni è stato concesso un aumento zonale di 43 lire: di qui la rottura del contratto precedente da parte della Direzione del Cantiere e la perdita di 37 lire al giorno per gli operai.
E chi parlava diceva che la serietà e la dignità delle maestranze non consentiva di fare agitazioni per 37 lire: conveniva soltanto fare un'ora di sospensione dal lavoro come semplice risposta alla Direzione che non aveva avuto la dignità e la serietà di non arrivare a togliere a un operaio 37 miserabili lire al giorno.
Non ho voluto interessarmi a fondo della questione. Può darsi che da un punto di vista legalitario la rottura di quel contratto sia stata una cosa lecita e un paio di operai hanno sostenuto, polemizzando piuttosto aspramente con l'oratore, errori commessi nella stesura di quell'accordo. Mi veniva da concedere tutte le ragioni immaginabili e possibili alla raffinatezza di chi guarda il moscerino e inghiottire disinvoltamente il cammello. Da un pezzo non riesco a veder troppo l'aspetto «legalitario» delle cose, forse nemmeno le sottigliezze moralistiche dello spaccare in quattro il capello e non davvero, almeno mi sembra, per un'abitudine a bere grosso o per manica larga. Mi appare in modo immediato e scoperto il contenuto umano delle cose, dei fatti, dei problemi e quello mi prende e quello mi ottiene non lasciandomi tempo e cuore per occuparmi di tutto il resto che normalmente è fatto apposta per soffocare valori e importanze essenziali.
Trentasette lire. Vi ho visto in questo poco più che un francobollo per una lettera, una rivalsa per aver dovuto cedere un anno fa ad una pressione sindacale, giudicata piazzaiola. Una dimostrazione che la legge è la legge e quindi coltello tenuto saldamente dalla parte del manico. E mi pareva che i milioni uscissero dalla banca e venissero a prendere pochi centesimi nelle tasche sfondate di quei poveri uomini: il capitale che si riprende trentasette lire perchè dice che sono sue, e ciò che è suo è suo.
Poco più di un francobollo. Quattro sigarette e mezzo nazionali. Tre lire in meno di un caffè. Il lavoro di una giornata. Alle dipendenze in modo completo. Disponibilità per ogni richiesta.
Lavoro anche di domenica e la sera fino a tardi. Offerta di vite e d'esistenza di uomini. Milioni. Automobili. Ville. La grande ricchezza. Tutta l'agiatezza possibile. Trentasette lire al giorno in meno sulla paga.
Mi ha commosso fino nel più profondo - e certe cose sono valori autentici - quell'atteggiamento superiore degli operai: non è dignitoso per delle maestranze fare delle agitazioni per 37 lire. E avevano la convinzione di essere dalla parte della ragione. Anche un legale aveva sostenuto il loro buon diritto. Ho dato un'occhiata al testo dell'accordo e anche a me è sembrato che fossero nel giusto. Non è dignitoso fare delle lotte sindacali per 37 lire. Bisognava convenirne: non era dignitoso, forse anche perchè certe cose è bene che le faccia soltanto il capitale.
E' suonata la sirena. E in fretta la riunione sotto quel bel sole di maggio si è sciolta. Si sono ammassati in fretta al portone per timbrare a tempo il cartellino d'entrata: segnare con un minuto di ritardo si rischia di perdere mezz'ora. E se succede spesso si rischia il licenziamento.
Li ho visti sparire dentro il cancello e mi pareva che fossero entrati dentro una caserma dove tutto è per forza perchè tutto è senza Amore.
Sono rimasto fuori. Ma mi sono ripromesso, ancora una volta, di rimanere fuori anche da quel mondo che si attacca così con poca dignità e serietà anche a trentasette lire: il mondo del ricco Epulone che si china dalla mensa imbandita a sazietà a raccattare le briciole cadute perchè il povero Lazzaro non le raccatti lui.


* * *


in La Voce dei Poveri: La VdP maggio 1962, Maggio 1962

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