I giovani e la carità (continuazione)

Non sappiamo bene perchè sia così difficile accettare un cercare di trattare in modo nuovo i problemi della carità.
I motivi determinanti la carità, l'Amore cristiano, rimangono sempre certamente gli stessi: "Ama il Signore Dio tuo con tutto il cuore, con tutta la tua anima e con tutta la tua mente. Questo è il più grande e il primo comandamento. Il secondo poi è simile a questo: Amerai il tuo prossimo come te stesso. Su questi due comandamenti si fondano tutta la legge e tutti i profeti" (Mt. 22,37-40).
Questi principi fondamentali evidentemente non possono mutare: è logico però che sempre più aumenti e si approfondisca la chiarezza con la quale li conosciamo e sempre più sia pura e perfetta la sincerità della loro osservanza.
Progresso che dovrebbe essere normale, continuo arricchimento dei rapporti fra gli uomini e Dio per una sempre più totale loro partecipazione alla Sua Verità e al Suo Amore.
Il solo andare avanti del tempo e il moltiplicarsi delle generazioni sulla terra dovrebbe comportare un aumento di questa partecipazione dell'umanità al Mistero di Dio se e vero che ogni anima in Grazia è offerta a Dio di una possibilità maggiore di espansione del suo dono d'Amore per l'umanità intera.
Ogni giorno che passa l'umanità si avvicina a Dio. E deve crescere l'abbagliare della luce e la forza e la violenza del calore. E tutto necessariamente deve rimanere più illuminato e riscaldato. Anche se non ci sembra e anche se ci risulta il contrario il Regno di Dio viene ogni giorno di più.
E' per questo Mistero che anche i problemi, così essenziali, dell'Amore cristiano si allargano e si aprono in orizzonti sempre più vasti e distesi.
D'altra parte anche i rapporti umani mutano coll'evolversi dei modi umani di esistenza. Si creano situazioni nuove di miseria, di povertà, di sofferenza, d'ingiustizia, di disumanità. Non possiamo dire: noi riconosciamo per miseria soltanto il morire di fame, come povertà le scarpe scalcagnate ecc. Come tutto nella storia umana, anche la povertà e la miseria disgraziatamente non si arrestano a un certo punto.
Per esempio l'energia atomica ha scavato in un istante abissi spaventosi di tragedia umana.
Bisogna cercare cos'è che crea di nuove situazioni bisognose di Amore cristiano, il tempo nel quale stiamo vivendo. Qual'é la sofferenza fisica e morale, individuale e sociale che la civiltà che ci sta rallegrando ferisce nella viva carne e nell'anima nostra e del nostro prossimo. Cos'è che fa piangere, disperare e sanguinare tanta gente ai giorni nostri proprio mentre ci stiamo vantando del moltiplicarsi del benessere.
Bisogna conoscere i motivi di pena e di angoscia del nostro tempo, raccoglierli e offrire tutto l'Amore necessario e proporzionato, se vogliamo che il Cristianesimo sia testimonianza viva e vivente dell'Amore di Dio, presenza del Mistero di Cristo in questo momento della storia nel quale Dio ci ha posto. Non posso più osare di curare la polmonite con i cataplasmi, fasciare le ferite con le foglie di sambuco e sostenere che sono i barbieri che cavano i denti...
Il pezzo di pane va bene, ma non è tutto. Il buono del latte e della carne sono ottima cosa, ma non sollevano certa sofferenza che angoscia il cuore e intristisce tanta povera esistenza umana.
Siamo tanto facili a pensare di aver fatto tutto il possibile eppure é vero che ogni volta che ci mettiamo l'anima in pace nei problemi dell'Amore cristiano, tradiamo la carità. E se il dare qualcosa ai poveri ci risolve il problema dell'Amore cristiano, lasciamoli morire di fame, almeno non li avremo ingannati. Almeno non avremo sfruttato la loro povertà servendocene per cercare la soddisfazione di aver fatto un'opera buona, per acquistare lustro presso i ben pensanti e meriti particolari presso il buon Dio.
Molte volte succede che diamo ai poveri le briciole che cadono dalla tavola bene apparecchiata per sentirci giustificati a tenere in pace tutto il troppo che abbiamo, a continuare a sfruttare il nostro prossimo più che ci riesce, a prendere per il collo chi ha bisogno della nostra professione, del nostro lavoro, della nostra attività..
Preghiamo Dio perchè Lui e i poveri ci perdonino tanta nostra carità.
Ecco: questi problemi (queste finezze!) una volta quando i poveri dicevano «vossignoria» e baciavano la mano alle contesse, non esistevano. Ma ora ci sono un mucchio di cose che non si sopportano più, specialmente dai giovani.
E' proprio male che la carità anche vincenziana si ponga certi problemi resi inevitabili dal nostro tempo?
E se questi problemi comportano richieste (e certamente senza limite e misura) di Amore cristiano possiamo dire: non tocca a noi ?


La Redazione


in La Voce dei Poveri: La VdP settembre 1960, Settembre 1960

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