LA VOCE DEI POVERI: La VdP dicembre 1960

I nostri auguri

Buon Natale a tutti, cari amici. Ma non l'augurio di un buon pranzetto alla tavola di famiglia profumata di affetto. E nemmeno l'augurio della gioia dell'amicizia per scambio premuroso di regali. Neanche e forse tanto meno buon Natale fatto di pace sentimentale e di quiete d'anima per ovattamento di mediocrità soddisfatta, data la Messa di mezzanotte ascoltata col canto del «Tu scendi dalle stelle».
Nel mondo cristiano sono sopravvenuti col tempo un mucchio di sentimentalismi che a poco per volta sono stati scambiati per il Cristianesimo. Il sentire alla maniera umana le cose di Dio ha fatto scendere la terribile Verità dei Misteri di Dio al livello della sensibilità umana fino al punto che attualmente - ma forse è da tanto tempo, secoli - il fatto religioso più comune non è in rapporto a Dio e a tutto quello che è Dio ma invece in rapporto a un vago e vuoto e insulso sentimentalismo religioso messo insieme raccogliendo tutto ciò che suscita emozione e commozione.
Tutto questo fenomeno di culto sentimentale e di religiosità emotiva ha ridotto il Cristianesimo a qualcosa d'infantile, di puerile, a qualcosa da bambino tenuto per mano dalla mamma e da raccontini della nonna. Fiori, candele, statuetta paffutella di gesso fra trine e lampade elettriche, organo, «pastorelle», presepio, albero scintillante di luci, panettone, regali, auguri...
Evidentemente venendo a nascere fra gli uomini, Dio ha ottenuto qualcosa fra loro. Meritava proprio.
Ci sono anche i pranzi offerti ai poveri. I pacchi-dono ai bisognosi. Distribuzione straordinaria di indumenti. Giocattoli ai bimbi poveri... tutti si danno da fare per essere buoni. Perfino le persone importanti si inteneriscono e si fanno fotografare con in braccio bambini poveri o di operai, e posano versando le minestre ai vecchietti riuniti a tavola, o nel dare pacchi di beneficenza.
L'aria è fredda, tagliente. Un cielo di cristallo azzurro con tante, tante stelle a tremare dal freddo lassù. Gli uomini si sentono più buoni. Palpita dovunque la bontà, quasi sembra di vederla cogli occhi e prenderla con le mani. Vien voglia di pensare che ogni giorno bisognerebbe che fosse sempre Natale.
No, cari amici. Non vi auguriamo un Natale fatto così: accomodante, dolciastro, sentimentale, falso e insulso. Vi auguriamo che siate almeno come la mangiatoia e la paglia dove Gesù, il Figlio di Dio è stato deposto al suo nascere. Vi auguriamo cioè che accettiate in voi e fra voi il Figlio di Dio fiorito dal verginale seno di Maria Sua Madre. Che sentiate il peso del Corpo umano di Dio nato nella vostra carne e nella vostra vita. Che vi accorgiate della Sua presenza nella vostra storia e in quella dell'umanità intera. Che comprendiate che dal Suo nascere in poi i valori umani sono capovolti e che il Cristianesimo è lo scompiglio più terribile che sia mai entrato nel pacifismo egoista dell'umanità.
C'è da aver paura la notte di Natale per il tremendo Mistero della nascita di Dio fra gli uomini. Paura però superabile fino ad una gioia intensa, aperta, esultante per l'accoglienza a gran cuore che Gli facciamo perchè sappiamo che Lui è l'Amore, la Verità. E' la salvezza per tutti, assolutamente per tutti, che nasce dentro la perdizione umana. E' nato sulla nostra paglia ed è morto sulla nostra croce, Dio. Allora, fratelli e sorelle, rallegriamoci di gioia purissima perchè abbiamo conosciuto, senza paura d'errore, che Dio è proprio Amore.
Se tu sai essere felice di questa gioia allora «buon Natale» perchè questo è il Natale cristiano, ricchezza infinita d'Amore nato fra gli uomini per crescere ogni giorno sempre di più fino a colmarli tutti di Amore fra loro e d'Amore a Dio. Sì che ogni giorno, per il dolce e meraviglioso Mistero del Regno di Dio che viene, è veramente Natale.


La Redazione

Il Natale di sempre

"Gesù Cristo é il medesimo ieri, oggi e nei secoli" (S. Paolo - Ebr. 13,8)

Il Natale non è una commemorazione, un rinnovare il ricordo di un fatto, di un avvenimento. Sono le cose degli uomini che si esauriscono mentre vengono compiute e se un seguito hanno è limitato nel tempo e al massimo è qualcosa legato al loro momento, che rimane.
Ciò che è umano non può essere sempre presente e tanto meno ricco d'incidenza in continuità. L'importanza degli uomini è come un momento aggiunto uno all'altro così da formare il tempo che in fondo non fa che cancellare i diversi momenti che l'hanno formato.
Acqua passata non macina più, dice la vecchia saggezza popolare.
E anche se è vero che ogni palpito di cuore segna un aumento d'Amore e ogni passo allunga la strada del cammino umano e ogni pensiero arricchisce la Verità, è anche vero che l'individualità, con tutto ciò che le è dovuto, solo l'immutabilità di Dio la salva, perchè sulla terra tutto serve solo ad essere fiume che scorre verso l'oceano.
Non è così delle cose di Dio. Dio entrando nella storia umana si è assoggettato a tutta la condizione umana, anche a quella del momento che passa. E anche Lui è vissuto scrivendo la sua storia nel tempo come quella volta che ha scritto parole sulla polvere della strada. Soltanto qualcuno ha raccolto la sua vicenda e ne ha raccontato qualcosa, terribilmente solo qualcosa.
Se Lui è soltanto Uomo possiamo riprendere quei frammenti, studiarli e accettarli o respingerli. Sono duemila anni che una gran parte dell'umanità si agita intorno a quei pochi e poveri racconti.
E' già sorprendente che tutto questo sia fatto in misura così vasta e appassionata.
Se Lui è Dio, allora tutto è diverso. Vi è qualcosa di più di un problema intorno al Suo Pensiero e alla sua storia.
Se si tratta di Dio allora sicuramente è la presenza in perfetta attualità del Suo Mistero.
Oggi, in questo istante, sta avvenendo quello che storicamente è successo due millenni fa. Dio è al di fuori del tempo. E il suo entrare nel tempo vuol dire portare la Sua Presenza tutta intera e tutta la sua pura attualità nel passare del tempo.
Bisogna richiamarci continuamente a ciò che è fondamentale nel Cristianesimo: Gesù vero Dio e vero Uomo e accoglierne tutta la formidabile Verità. Allora sicuramente il Suo essere Dio ha fatto sì che tutto ciò che è del Suo essere Uomo sia presente e si attui ad ogni istante e in ogni essere umano.
Il tempo d'allora lo sta vivendo nel mio tempo e in ogni tempo.
La sua storia svolta su quella striscia di terra che lo ha visto nascere, vivere e morire, si sta svolgendo e attuando nella terra della mia vita e in quella di tutti e in ogni angolo del mondo.
E' terribile questo Mistero di Dio che vive la sua voglia di essere Uomo in me, nella mia carne e nella mia anima, che sta coinvolgendosi nella storia di oggi, che fa suoi tutti gli avvenimenti buoni e cattivi che stanno succedendo nella presente contingenza della storia umana e vi si abbandona per la divina speranza di portarvi dentro la Sua Redenzione.
Dio nasce ogni momento fra gli uomini. E sempre come allora in una mangiatoia. Povero e nudo.
La Verità è la stessa ma anche le apparenze in fondo sono sempre le stesse. E anche della sua nascita di questo momento solo pochi lo sanno. Pochissimi ne fanno esperienza. E quasi nessuno si lascia svegliare da cori di Angeli che nel buio azzurro del cielo trapunto di stelle non si stancano mai di cantare gloria a Dio e pace per gli uomini di Buona Volontà.
Gli uomini hanno altro per la testa che andare a cercare dentro una stalla Dio. E tanto meno sono disposti a guardarsi d'intorno e riconoscere che le loro case e specialmente le loro anime sono in condizioni tali da poter essere scelte per la continua nascita del Figlio di Dio dentro resistenza umana.
Ancora il Mistero vuole ripetersi e si ripete, anzi continua la sua realtà permanente di azione di Dio dentro il mutare dei tempi.
Ciò che è stato d'allora, è di questo istante, è di tutto il tempo perchè quel fatto umano è realtà personale di Dio.
Allora il Natale non è fare una commemorazione o celebrare o magnificare un ricordo sia pure per coglierne l'estrema importanza e validità per i destini della storia umana, ma si tratta invece di prendere coscienza del Natale che si sta compiendo oggi, in questo momento, nella mia carne e in tutta l'umanità. Questo incessante nascere di Dio fra gli uomini per la loro redenzione.


don Sirio

(citazioni)

«Il Cristo è venuto per tutto l'universo, per tutti gli uomini e per tutte le epoche.
Il Cristianesimo non esiste soltanto per le anime semplici, ma anche per le anime complesse. E' necessario ricordarlo. Lo stile predominante dell'ortodossia è stato adattato per lungo tempo a uno stato d'animo ingenuo e rozzo. Ma l'anima si è complicata e raffinata. Che deve fare? E' possibile che il Cristo non sia venuto per essa e che la verità del Cristianesimo non esista per quest'anima?».
Nicolaj Ateksandrovic Berdiaev


«L'incarnazione del Verbo divino è l'evento centrale della storia umana.
Felice colui che fissa il suo sguardo sulla Sacra Umanità di Cristo e Gli offre un'altra umanità aggiunta alla Sua.
Con Cristo i poveri sono ricchi, i ricchi sono poveri.
Con Cristo l'avversità è una grazia. Senza Cristo la prosperità è una tragedia.
Con Cristo gli stolti sono saggi. Senza Cristo i saggi sono stolti.
Con Cristo i deboli sono forti, senza Cristo i forti sono deboli ».

Giovanni C. U. Wu

Le nostre parole a Dio

O Signore Gesù Cristo, tu sei venuto in questo mondo a cercare e salvare ciò che era perduto.
Se io, uomo, non mi fossi perduto, tu, Figlio dell'uomo, non saresti venuto; ma, essendomi perduto io, uomo, sei venuto tu Dio e uomo, ed io uomo fui ritrovato.
Mi ero perduto io uomo con la mia libera volontà; sei venuto tu, Dio e uomo, con la grazia liberatrice.
La superbia perdette il primo uomo, e dove sarei io, se non fossi venuto tu, secondo uomo?
Come lodare, come ringraziare abbastanza il tuo amore? Tu mi hai amato tanto che per amor mio ti sei fatto nel tempo, tu che hai fatto i tempi; e nel mondo eri minore d'età ai molti tuoi servi, tu che sei più antico del mondo; e ti sei umanato, tu che hai fatto l'uomo; sei stato creatura di madre da te creata, e sei stato portato fra mani da te formate, e hai succhiato a un petto da te colmo, e hai vagito qual muto infante nella mangiatoia, tu che sei il Verbo, senza del quale è muta l'umana eloquenza.


Sant'Agostino

Inno di Natale

Figli di uomini,
parlate veramente di giustizia?
Abitanti della terra,
giudicate spesso l'equità?
Noi confessiamo fermamente
il Dio che una Vergine ha reso bambino
e che si è fatto uomo.
Prima dei tempi un Padre impenetrabile lo aveva generato;
ora noi adoriamo colui che si è incarnato
nel seno di una Vergine.
Egli ha tutto creato
e rimane invisibile e distinto.
E' per questo che diciamo:
in te è la misericordia, Signore; gloria a te.
O Dio santo,
ti sei degnato di nascere, piccolo bimbo, da una vergine.
O Dio santo e forte,
tu hai voluto riposare nelle braccia di Maria;
O Dio santo e immortale,
tu sei venuto a salvare Adamo dall'inferno.
O Vergine immacolata, Madre di Dio, piena di grazia:
l'Emmanuele che hai portato è il frutto del tuo seno.
Il tuo petto materno ha nutrito tutti gli uomini.
Tu sei al di sopra di ogni lode e di ogni gloria.
Ave, Madre di Dio, gioia degli angeli!
Tu superi in pienezza di grazia le parole dei profeti.
Il Signore e con te,
tu hai dato il primo giorno
al Salvatore del mondo.
(Da una liturgia orientale del III secolo)


I fiori in tavola

Mi capitò una volta in una conversazione di sentir dire ad una anziana signorina che non avrebbe rinunziato mai a mettere i fiori in tavola a costo di restare senza pane per comprarli. I commenti furono di vario genere, ma prevalse l'opinione che la vera fame abolisce bisogni così poetici e raffinati.
Mi è tornato spesso in mente questo discorso e a poco a poco ho provato una comprensione sempre più viva della malinconia che porta nell'anima del povero la mancanza di ogni piccola superfluità, la impossibilità di fermare il desiderio su ciò che rende più confortevole e gradita la vita di tutti i giorni.
Noi non amiamo davvero il povero. Troppe volte la nostra carità si ferma a considerare i bisogni più evidenti, essenziali, drammatici e solo di questi si interessa; eppure, anche nel piegarsi verso i sofferenti, riusciamo molto spesso inconsapevolmente a mantenere le distanze.
Vediamo Cristo nel povero quando consideriamo sufficiente per Lui una stalla fredda e desolata? Vediamo Cristo quando gli offriamo del pane ma non pensiamo a porgergli acqua per i piedi affaticati o ad accoglierlo col bacio dell'ospitalità?
Purtroppo con sottile fariseismo noi vediamo noi stessi ogni volta che assistendo i poveri noi li sentiamo diversi da noi quasi che fossero di altra natura, destinati per nascita ad essere privi di ciò che per noi è indispensabile.
Sappiamo così bene gustare la piccola gioia di un profumo, un dolce, un piccolo oggetto di moda, un quadro, qualche rifinitura per la casa o per la nostra persona, conosciamo la serenità di un buon pranzetto domenicale e di una festicciola in famiglia e godiamo senza scrupolo di queste cose ritenendole semplici e buone e anche necessarie. Ma per gli altri la lista dei bisogni subisce semplificazioni spaventose che sgomenterebbero un certosino e siamo ben presto pronti ad indignarci di qualche piccolo soprappiù che il nostro occhio indagatore coglie immediatamente nel momento che veniamo a contatto con i poveri.
Sappiamo subito giudicare allora cosa è indispensabile o no e ci scandalizziamo per un tubetto di rossetto visto di sfuggita in una casa di assistiti o della festa «eccessiva» fatta per una prima Comunione, o della bambola troppo di lusso per Natale, dell'uovo di Pasqua così esagerato.
Se ho sentito spesso molte care signore protestare indignate che esse non fanno ai loro figli regali così costosi... Ma è così facile far regali più semplici ai propri bambini quando sappiamo che zie e zie, clienti e dipendenti dell'importante «papà» faranno a gara a colmarli di ogni ben di Dio...
E' così snob ed elegante contenere in modesti limiti una festa di Prima Comunione per chi organizza a getto continuo feste e festicciole di ogni genere...
E non riconosciamo agli altri genitori il "bisogna" di veder felici i loro figli con un balocco «da signori» perchè almeno i bambini credano che gli uomini son tutti uguali e i doni non sono solo, per loro, le scarpe, la pasta o un barattolo di marmellata. Perchè credano, anche loro, al dono, frutto dell'amore dei genitori e non giunto attraverso l'umiliazione della pubblica carità organizzata e reclamistica.
Solo se capiremo che siamo davvero tutti uguali, e che il «noi» e il «loro» è una delle più solenni ingiustizie, toglieremo alla nostra carità il peso dell'umiliazione per chi la riceve.
Ci disgustiamo tante volte delle bugie dei poveri, delle loro lagnanze eccessive, del loro voler calcare le tinte delle disgrazie ma tutto questo dovrebbe invece pesarci sull'anima come il rimorso più cocente e l'atto di accusa più sentito di fronte a Dio.
Siamo noi, con i nostri riflessi lenti di fronte al bisogno altrui che costringiamo i fratelli ad accentuarli, noi con il nostro egoismo costringiamo chi soffre a imbrogliarci e mentire.
L'aver costretto un essere umano all'abiezione estrema della menzogna per impietosire chi dovrebbe amarlo, è la conseguenza della nostra mancanza di amore. Solo se si sentirà amato, il povero ci dirà serenamente le sue pene e ci mostrerà le sue piccole gioie sicuro che non ne trarremo un pretesto per non aiutarlo più.
Solo l'amore vero inverte tutte le facoltà di intelligenza, memoria, fantasia e sensibilità e le potenzia e le valorizza e solo esso ci aiuterà a capire le esigenze del Cristo in ogni uomo che ci avvicina. Ma capiterà, forse, che nel momento di esser giudicati molti che si presenteranno fiduciosi con le mani piene di "buoni" e «pacchi dono» si sentiranno dire dal Maestro con voce accorata: «Avevo desiderio di un fiore e non lo avete capito».


Albertina

Un libro di meditazione

Il piccolo Fratello Arturo Paoli, attualmente in una Fraternità sperduta fra le piantagioni di cotone dove lavorano povere popolazioni di "indios", di una diocesi dell'interno dell'Argentina, ha scritto un libro raccogliendo meditazioni nate dalla spiritualità tutta colmata di preghiera e di amore fraterno della sua vita di Piccolo Fratello di Gesù.
Sono pagine chiare e aperte, in serena e precisa ricerca di una totale sincerità cristiana. Parole scritte prima che sulla carta, nel vivo della propria anima. Parole maturate da una Fede che conosce la fatica del cercare la Verità, ricche di un Amore al quale tutto è stato dato.
Chi cerca pagine profondamente sentite e sinceramente vissute per sostenere e aiutare il proprio camminare verso Dio in risposta alle proprie esigenze di autenticità cristiana, lo legga.
E' stato edito dall'Editore «Borla» di Milano - Può essere trovata in ogni libreria cattolica. S'intitola "Gesù Amore".


(senza titolo)

Sappiamo bene che trovare un modulo di c.c. in una pubblicazione, anche se ci è molto cara, è sempre cosa antipatica. E' veramente spiacevole la storia del chiedere. Ma non possiamo farne a meno. D' altra parte non chiediamo assolutamente nulla per noi e nemmeno per le nostre cose.
Abbiamo creduto di amare i poveri scrivendo di loro, per loro. Cercando di scoprire la nostra povertà - ogni povertà - perchè questa Verità di tutti, la povertà, ci unisse a loro in dolce e serena fraternità. In fondo quando facciamo qualcosa per i poveri diamo loro un pò della nostra povertà e loro ci ripagano dandoci qualcosa della loro povertà perchè tutti abbiamo bisogno di essere poveri se vogliamo appartenere al Regno dei Cieli.
Non sappiamo se la nostra ricerca ha aiutato ad una più chiara apertura in ordine ai problemi della verità cristiana. Siamo felici di essere poveri e anche buoni a nulla; quindi è facile chiedere scusa.
E siamo anche felici che il modulo di c.c. sia come la mano tesa di un mendicante che chiede il pezzo di pane per non morire. E è veramente una gran gioia ripetervi il grazie dei poveri di una volta: «Dio ve ne renda merito».
Il Consiglio Particolare


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