LA VOCE DEI POVERI: La VdP settembre 1960

(senza titolo)

"Da questo riconosceranno che siete miei discepoli, se vi amerete scambievolmente"
(Giov. 13,35)

Molte volte si pensa che l'apostolato sia un modo umano, capacità umane, mezzi umani messi a disposizione di Dio per la sua Gloria e per il bene e la salvezza delle anime. Forse però pensare così non è molto esatto. Mi sembra se non altro più chiaro e più rispondente alla verità giudicare l'apostolato come realtà umane raccolte da Dio e diventate per sua volontà realtà umane contenenti e comunicanti il suo Mistero di Amore per l'umanità.
Non sono quindi più realtà umane, complete in se stesse, ricche di una totale concretezza, rimangono soltanto povere apparenze, qualcosa che vale perchè è segno di un'altra realtà o tutt'al più perchè contiene un'altra realtà.
Tutto il nostro errore - conseguenza di un cedimento alla tentazione di sopravalutazione di noi stessi e delle nostre cose - sta nel voler insistere nella sciocca sforzatura di dare essenzialità umana a ciò che invece non deve e non può essere che soltanto una povera e semplice apparenza. Tentativo di falsificazione o di mistificazione del come stanno le cose: peccato veramente imperdonabile ai credenti nella verità di Dio.
Un'altra caratteristica dell'apostolato cristiano veramente importante e decisiva è la sua universalità.
Ogni parola è comunicazione della verità di Dio all'umanità. Ogni attività apostolica è azione divina che incide nell'umanità intera.
La ricchezza di Dio viene offerta a tutta l'umanità e ognuno che ha buona volontà può arricchirsi della ricchezza di Dio. Si prende dal tesoro comune. Gesù ha redento l'umanità e quindi ogni essere umano da parte di Lui è redento e salvato.
Perchè ciò che Dio compie è alla maniera di Dio. Non può terminare in me o in te l'azione divina ma passa attraverso me e te e continua a espandersi a ventaglio e in modo infinito fino a ritornare necessariamente a Lui principio e fine assoluto, con la misura di Gloria prestabilita.
Sarebbe adorabile vedere questo moltiplicarsi e intrecciarsi nel mondo di questo mistero divino di Grazia. Questo fasciare sempre più 1'umanità di questo moltiplicarsi di Amore.
Non capirò mai abbastanza che il rapporto che Dio mi ha assegnato nel Suo chiamarmi alle Fede è fra me e l'umanità. I motivi di questa predilezione di Dio verso di me non sono di ordine individuale, ma universale. Non esistono esclusività e privilegi nel Cristianesimo cioè nel Mistero dell' Amore di Dio.
Se ama ciascuno di noi di particolare Amore è per amare tutti attraverso e per mezzo del nostro Amore cristiano realizzato in noi dalla Sua Grazia.
E' per questo che bisogna amare anche i nostri nemici. Perchè nessuno deve essere tagliato fuori da questa possibilità di ricevere l'azione di Dio che passa attraverso noi e vuole arrivare a tutti. E se noi non siamo aperti a tutti nella carità, l'Amore di Dio non passa. E' costretto a escludere qualcuno, quelli che noi stessi abbiamo separati da noi e è terribile tentare di costringere Dio a non poter amare come Lui vuole e deve amare.
Il comandamento di Gesù della carità fraterna è di una essenzialità assoluta per la redenzione del mondo. Per questo lo chiama il suo comandamento. E ci dice di amarci COME Lui ha amato. E Lui ha amato tutti: non continuando questo Amore così aperto e universale noi tradiamo ciò che è tutto nel Cristianesimo. E se disgraziatamente qualcuno deve essere escluso dalla Comunione della Verità, nessuno può essere escluso dalla Comunione dell'Amore. Sarebbe assai peggio che ucciderlo. L'azione di apostolato, la preghiera, la pratica religiosa, tutto il nostro personale cristianesimo deve essere puro di ogni egoismo spirituale, da qualsiasi particolarismo, limpido e casto da ogni inquinamento utilitaristico personale o di casta, di famiglia o di classe. Il Cristianesimo trascende il particolare, di per se stesso è realtà universale.
E' povertà umana per poter essere ricchezza infinita di Dio.
Proporzionalità diretta, impostata e resa valida e vera dal Mistero della storia e dell'insegnamento del Figlio di Dio fatto Uomo.
Quando succede l'inverso, aumenta cioè e vale e conta ciò che è umano, personale terreno ecc. diminuisce la verità e la Grazia di redenzione e di salvezza nel mondo.
E l'umanità è spaventosamente povera perché manca di povertà secondo il Vangelo.


don Sirio

Povertà di Gesù Cristo (continuazione)

Il tempo contato
(continuazione)
Non sono, queste, delle belle parole; queste parole meditate lungamente da S. Giovanni, traducono e spiegano un comportamento giornaliero, percepibile in tutti gli evangeli. Gesù non si appartiene, e uno dei segni di spogliamento è il suo modo di vivere nel tempo, di adoperare il tempo.
Una delle forme della ricchezza è di «avere del tempo davanti a se», di poter disporre a proprio agio dei momenti che vengono, e di impiegarli a modo nostro, e di prendere su di essi i divertimenti che si desiderano, e di scegliere il momento in cui piace agire.
Non disporre del proprio tempo, sentirsi dal mattino alla sera controllati dalla sirena della fabbrica, e il ritmo della catena, e gli orari dei mezzi di trasporto e dei negozi, e dell'alzarsi e dei pasti, è una delle forme più crudeli di spogliamento di se, subite oggi dall'uomo. Poter spostare le proprie ore di lavoro, anche se sono più numerose e più intense di quelle degli altri, è oggi il lusso dei privilegiati. In una civiltà differente, e che conosceva sovente, più della nostra, il prezzo del divertimento, Gesù vede tutta la sua esistenza assorbita e spoglia di se stessa. Non assorbita per andar dietro a piani grandiosi, ma spogliata dalle esigenze dal momento immediato, dai bisogni degli altri. Nemmeno un momento che gli appartenga, del quale disporre a suo modo. Appena giunge da qualche parte, si corre a lui, conducendo gli ammalati e gli infermi. Dal mattino alla sera, deve parlare, guarire, ascoltare, spiegarsi, difendersi, al punto che gli succede di non aver tempo di mangiare (Mc. 6.3l). Il sole è già tramontato mentre gli portano ancora malati; e al mattino, all'alzarsi del giorno, dopo ore di preghiera solitaria nella notte, ha già lasciala la città poiché bisogna che vada da altre parti (Mc. 1,32-38). Una volta, una sola volta, il Vangelo segnala la sua intenzione di prendere un tempo di riposo ma è per distendere i suoi discepoli sfiniti; e il progetto si muta subito, non appena Gesù si trova di fronte alla folla e alla miseria di essa. (Marco 6,31). Esempio tipico, il solo tempo di libertà che Gesù considera gli sfugge perchè il suo tempo non gli appartiene, ma è tutto intero consacrato al Padre e all'opera sua. E la preghiera, in questa vita divorata dal compito del momento, non è un momento di libertà e di oblio, una diversione nel sogno. E' al contrario il tempo in cui Gesù si concentra interamente, e raccoglie le sue forze per ottenere dal Padre la fecondità del suo lavoro e il venire del Regno di Dio.

Jacques Guillet

(citazioni senza titolo)

Un giorno durante la raccolta di offerte e viveri per un gruppo di poveri, una piissima signora per bene mi si precipitò davanti inorridita dalla idea che qualcosa di tutto quel ben di Dio potesse andare a finire in una casa dove la moralità familiare non esisteva nemmeno nelle apparenze.
- Non sono marito e moglie, e vivono come conigli - sibilò la signora abbassando pudicissimamente gli occhi.
Vidi quella «casa», senza imposte e impiantito, con due o tre suppellettili corrose dall'umidità. Vidi la donna diafana, vidi i due bambini scalzi, paffuti, ma con una tossettina pertinace. E vidi la piissima signora per bene, la quale aveva avuto tempo e modo d'informarsi di atroci cose non note, accorgendosi un pò meno delle cose più evidenti. Allora, fui cattivo. Obbiettai semplicemente alla signora: - Beh! ci si metta lei nelle identiche condizioni economiche ed ambientali di quella famiglia: fra un anno ripasserò a vedere la sua moralità.
don Primo Mazzolari


E' ridicolo e rivoltante che i ricchi usino vasi e piatti d'oro e d'argento, e che certe matrone si faccian fare d'oro perfino i vasi per gli escrementi di modo che alle ricche non è possibile nemmeno evacuare senza fasto! Io vorrei che veramente durante tutta la vita stimassero l'oro degno di escrementi.
Clemente di Alessandria


"Sono persuaso che se Cristo tornasse benedirebbe la vita di molti che non hanno mai sentito il suo nome, ma che con la loro vita sono stati un esempio vivente delle virtù da lui stesso praticate: virtù di amare il prossimo più che se stessi, di fare del bene a tutti e del male a nessuno„
Gandhi

Preghiera per i "buoni"

Perdona, Signore, la franchezza con la quale Ti voglio pregare. Mi spinge la convinzione che Tu stesso la pensi così.

Ti prego, Signore, che i buoni siano anche simpatici: che riescano a portare nel mondo la Tua avvincente amabilità e la Tua commovente cordialità. Togli dal loro viso, dal loro linguaggio, dal loro vestito, dal loro stile di vita tutto ciò che è scostante: fa che la loro conversazione abbia il sapore delle Tue conversazioni, che la loro maniera di agire ricordi la Tua vita.

Ti prego, Signore, che i buoni siano discreti; che non siano aggressivi e seccanti; che conoscano e rispettino le esigenze e le suscettibilità dei lontani; che lascino ai confessori e direttori tempo di occuparsi di chi ha più bisogno di loro, perchè anche per questi il sacerdote è stato consacrato e per questi Tu stesso sei venuto a morire.

Ti prego ancora, Signore, che i buoni pensino meno a se stessi e riversino la pienezza del loro mondo personale di divozione e di pietà su chi non ti conosce ancora, Non perdano tempo in sfibranti analisi di se stessi, nell'esclusiva preoccupazione della propria salvezza, mentre migliaia di fratelli possono morire nel peccato.

Ti prego, finalmente, Signore, che i buoni abbiano il tuo tatto nella loro azione di bene; accostino senza urti, senza battute intempestive; sappiano gettare verso i lontani ponti di amicizia e di simpatia; conquistino la loro fiducia, e sulla fiducia piantino il Tuo amore e la passione per Te. Siano pazienti nell'attesa, e si convincano che, forse proprio per il loro modo di agire, molti nel passato si sono allontanati da Te. Cosi sia.




G. Perico S. J.

Le Beatitudini

Beati voi che siete poveri
e che tendete la mano
senza stancarvi mai.
Beati voi che siete poveri,
e siete mendicanti
del pane dello spirito.
Felici voi che siete poveri,
perchè il Regno dei Cieli
è già nelle vostre mani,
Guai a voi che siete satolli
e chiudete le vostre ricche messi
nei vostri granai.
Guai a voi se non conoscete la fame.
Felici voi tutti che piangete,
perchè la strada delle lacrime
è la strada dell'amore.
Felici voi tutti che piangete
e che sopportate la vostra vita
come un segno di croce.
Felici voi tutti che piangete,
perchè il Regno dei Cieli
è già nei vostri occhi.
Guai a voi che ora ridete
e fate del piacere
la forza della vostra vita.
Guai a voi che non conoscete le lacrime.


Marie Claire

I giovani e la carità (continuazione)

Non sappiamo bene perchè sia così difficile accettare un cercare di trattare in modo nuovo i problemi della carità.
I motivi determinanti la carità, l'Amore cristiano, rimangono sempre certamente gli stessi: "Ama il Signore Dio tuo con tutto il cuore, con tutta la tua anima e con tutta la tua mente. Questo è il più grande e il primo comandamento. Il secondo poi è simile a questo: Amerai il tuo prossimo come te stesso. Su questi due comandamenti si fondano tutta la legge e tutti i profeti" (Mt. 22,37-40).
Questi principi fondamentali evidentemente non possono mutare: è logico però che sempre più aumenti e si approfondisca la chiarezza con la quale li conosciamo e sempre più sia pura e perfetta la sincerità della loro osservanza.
Progresso che dovrebbe essere normale, continuo arricchimento dei rapporti fra gli uomini e Dio per una sempre più totale loro partecipazione alla Sua Verità e al Suo Amore.
Il solo andare avanti del tempo e il moltiplicarsi delle generazioni sulla terra dovrebbe comportare un aumento di questa partecipazione dell'umanità al Mistero di Dio se e vero che ogni anima in Grazia è offerta a Dio di una possibilità maggiore di espansione del suo dono d'Amore per l'umanità intera.
Ogni giorno che passa l'umanità si avvicina a Dio. E deve crescere l'abbagliare della luce e la forza e la violenza del calore. E tutto necessariamente deve rimanere più illuminato e riscaldato. Anche se non ci sembra e anche se ci risulta il contrario il Regno di Dio viene ogni giorno di più.
E' per questo Mistero che anche i problemi, così essenziali, dell'Amore cristiano si allargano e si aprono in orizzonti sempre più vasti e distesi.
D'altra parte anche i rapporti umani mutano coll'evolversi dei modi umani di esistenza. Si creano situazioni nuove di miseria, di povertà, di sofferenza, d'ingiustizia, di disumanità. Non possiamo dire: noi riconosciamo per miseria soltanto il morire di fame, come povertà le scarpe scalcagnate ecc. Come tutto nella storia umana, anche la povertà e la miseria disgraziatamente non si arrestano a un certo punto.
Per esempio l'energia atomica ha scavato in un istante abissi spaventosi di tragedia umana.
Bisogna cercare cos'è che crea di nuove situazioni bisognose di Amore cristiano, il tempo nel quale stiamo vivendo. Qual'é la sofferenza fisica e morale, individuale e sociale che la civiltà che ci sta rallegrando ferisce nella viva carne e nell'anima nostra e del nostro prossimo. Cos'è che fa piangere, disperare e sanguinare tanta gente ai giorni nostri proprio mentre ci stiamo vantando del moltiplicarsi del benessere.
Bisogna conoscere i motivi di pena e di angoscia del nostro tempo, raccoglierli e offrire tutto l'Amore necessario e proporzionato, se vogliamo che il Cristianesimo sia testimonianza viva e vivente dell'Amore di Dio, presenza del Mistero di Cristo in questo momento della storia nel quale Dio ci ha posto. Non posso più osare di curare la polmonite con i cataplasmi, fasciare le ferite con le foglie di sambuco e sostenere che sono i barbieri che cavano i denti...
Il pezzo di pane va bene, ma non è tutto. Il buono del latte e della carne sono ottima cosa, ma non sollevano certa sofferenza che angoscia il cuore e intristisce tanta povera esistenza umana.
Siamo tanto facili a pensare di aver fatto tutto il possibile eppure é vero che ogni volta che ci mettiamo l'anima in pace nei problemi dell'Amore cristiano, tradiamo la carità. E se il dare qualcosa ai poveri ci risolve il problema dell'Amore cristiano, lasciamoli morire di fame, almeno non li avremo ingannati. Almeno non avremo sfruttato la loro povertà servendocene per cercare la soddisfazione di aver fatto un'opera buona, per acquistare lustro presso i ben pensanti e meriti particolari presso il buon Dio.
Molte volte succede che diamo ai poveri le briciole che cadono dalla tavola bene apparecchiata per sentirci giustificati a tenere in pace tutto il troppo che abbiamo, a continuare a sfruttare il nostro prossimo più che ci riesce, a prendere per il collo chi ha bisogno della nostra professione, del nostro lavoro, della nostra attività..
Preghiamo Dio perchè Lui e i poveri ci perdonino tanta nostra carità.
Ecco: questi problemi (queste finezze!) una volta quando i poveri dicevano «vossignoria» e baciavano la mano alle contesse, non esistevano. Ma ora ci sono un mucchio di cose che non si sopportano più, specialmente dai giovani.
E' proprio male che la carità anche vincenziana si ponga certi problemi resi inevitabili dal nostro tempo?
E se questi problemi comportano richieste (e certamente senza limite e misura) di Amore cristiano possiamo dire: non tocca a noi ?


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