Tutto Ŕ sempre nulla

E' come camminare lungo una strada: se ne sente a un certo punto tutta la stanchezza ma specialmente la strana impressione, che Ŕ quasi sofferenza, che qualcosa Ŕ come finito, concluso. Come arrivare sulla cima di una montagna e non rimane che guardare all'intorno, godersi la gioia di essere arrivati fin lass¨, ma poi non rimane altro da fare che riprendere la discesa. Qualcosa di lungamente sognato, cercato, sofferto e poi la penosa costatazione che non Ŕ tutto. PerchŔ arrivare Ŕ semplicemente porre la condizione por camminare ancora. Ottenere Ŕ semplicemente costrýngerci a cercare ancora. Avere qualcosa comporta inevitabilmente lo spendere tutto. Il dare tutto esige necessariamente che questo tutto sia ancora di pi¨..
Una visione cristiana della vita toglie via qualsiasi possibilitÓ di misura. E'di qui, soltanto di qui, che nasce, e ad abbandonarcisi cresce sempre pi¨, quell'inquietudine che sconvolge e agita fin nel profondo, si mangia ogni possibilitÓ di pace e di riposo, fino a spingere sempre sull'orlo al di lÓ del quale comincia l'infinito e si allarga a perdita d'occhio, senza orizzonti.
Ges¨, in una Fede chiara e semplice, sgombra di ogni prudenza umana e terrena, in Lui, vuol dire questo spingere sempre al di lÓ, il gettare sempre pi¨ avanti i propri motivi, guardare sempre oltre, il bruciare ogni possibilitÓ di qualsiasi misura.
E' l'inquietudine dý un desiderio, che Ŕ bisogno vitale, di fare un passo avanti, di muoversi finalmente, di uscire da una passivitÓ avvilente e di iniziare a vivere in maniera passabile, perchŔ fin qui, a pensarci bene, nonostante tutta una storia di chissÓ quali avventure Ŕ tutta una terribile vergogna di nullitÓ, di vigliaccheria.
E' un sentirsi chiamare, nel pi¨ profondo dell'anima, nella ragione stessa della propria vita, ad alzarsi e andare, andare non si sa bene dove o a fare che cosa, ma non ha importanza: il rispondere Ŕ giÓ il muoversi di dentro, il battere pi¨ acceso del cuore, qualcosa che si illumina e una violenza che comincia a prendere irresistibile.
Tutta la presenza del Mistero di Dio fra gli uomini, Ŕ raccontata da questa violenza che chiama, che trascina, che porta via.
Da Abramo fino a me, a te, nel destino di innumerevoli donne e uomini, nella storia di popoli e di generazioni.
Subito dopo la creazione Ŕ calato nel Mistero dell'umanitÓ questo imperversare di Dio, questo scuotere sempre tutto dalle radici, questo rovesciarsi del Cielo sulla terra in un diluvio incessante di sopraffazione.
Ne portiamo tutti qualcosa di questa violenza di Dio, nella nostra vita. Chi non ha avvertito e sofferto questa dolce onnipotenza (a volte la giudichiamo letteralmente prepotenza e ci ribelliamo) non sa cosa Ŕ la vita, la forza universale che ci percorre dentro, il mistero di un infinito che ci vuole travolgere, Dio chiuso dentro il povero guscio di un esistere umano.
Il peccato pi¨ grosso (perchŔ Ŕ respingere Dio dal nostro di dentro o perchŔ Ŕ ridurre Dio come fuoco che non brucia o a luce che non illumina, un'onnipotenza buona a nulla) il peccato pi¨ grosso Ŕ costruire la pace secondo i nostri criteri e le nostre misure e cullarcisi beatamente. La pace come ordine e 1'ordine tutto al suo posto. Cominciando a mettere anche Dio al suo posto...
Ges¨ Ŕ venuto a rompere tutto questo ordinamento, a mettere tutto sotto sopra e anche tutto contro tutto, perchŔ in questo agitarci e cercare, appassionato e impossibile a placarsi sgorghi dall'anima e dalla vita la voglia di Lui, come 1'acqua dalla roccia spaccata.
Vorrei tanto raccogliere con Amore e adorazione questa inquietudine. E che nessuno mi dicesse parole di pace. Ma che anche le pietre mi spingessero e costringessero. Come un filo d'erba e le stelle del cielo. E ogni uomo e donna. E ogni momento di vita che mi viene concesso.
Ma specialmente vorrei che 1'Amore a Ges¨ Cristo mi costringesse ad accogliere la sua violenza, la sua forza di rottura, la sua potenza di libertÓ e di veritÓ, il suo essere portato totalmente dallo Spirito. Anche se questo essere portato dallo Spirito si concludesse sulla Croce.
PerchŔ diversamente non so cosa voglia dire essere cristiano.


don Sirio


in Popolo di Dio: PdD anno 4░ gennaio 1971, Gennaio 1971

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