Lettere agli Industriali

E' vero che queste quattro pagine mensili sono un periodico per i lavoratori delle aziende locali, piccole o grandi che siano, e risentono quindi della loro destinazione che vuole essere schiettamente operaia, però non credo che sia giusto non rivolgere direttamente una parola anche agli imprenditori, agli industriali, a tutti quelli cioè che sono i responsabili dell'esistenza e dell'andamento aziendale, agli ideatori e i realizzatori di quei complessi dove poi le maestranze svolgono la loro attività produttiva, ai detentori del capitale e della sua utilizzazione, ai dirigenti in capo di tutto l'organismo vivo e vitale di uno stabilimento.
Siete lavoratori anche voi e spesso il vostro lavoro dev'essere molto duro, complesso, difficile e quindi molto pesante. Voi, è chiaro, non potete lavorare con libertà: sono troppi i motivi che inevitabilmente vi schiacciano perchè vi stringono da ogni parte fino a non darvi possibilità di respiro. Il capitale è uno schiavista spietato e la prima vittima (anche se tanto invidiata da tutti) ne siete proprio voi. Le sue leggi sono terribili e sembra che non sia possibile (è il pensiero di Gesù Cristo) non subirne le tremende conseguenze. Di qui, da questa schiavitù, nascono poi tutte le altre complicazioni perchè a un certo momento - è la prima legge spietata del capitale - tutto deve essere piegato a servire il capitale fino al punto che l'interesse diventa l'unico criterio con cui tutto viene giudicato e pesato.
Nascono quindi i contrasti per la difesa che gli altri valori devono necessariamente fare di se stessi.
E la vita diventa una lotta, una lotta spesso, disgraziatamente, senza riguardi e rispetti. Una lotta che fa dimenticare tutto, che fa passare sopra a tutto, ma che impoverisce e intristisce l'esistenza fino alla insopportazione.
Non so bene, ma ho buone ragioni per aver l'impressione che questo giornale tipicamente operaio, voi ve lo sentiate sullo stomaco, quasi come un nemico, come se fosse contro di voi. Non nascondo che qualche volta vi sarà qualche cosa che possa essere contro i vostri interessi, ma è certo che non è contro di voi per il semplice motivo che non è contro nessuno. La sua impostazione è assolutamente cristiana, e lo spirito che lo anima, vi sembrerà strano, ma è sicuramente lo spirito del Vangelo e i suoi fondamenti dottrinali sono quelli della dottrina sociale della Chiesa. Quindi non può essere contro nessuno, è però chiaro e preciso nella affermazione della Verità e nella ricerca della Giustizia perchè la visione cristiana nella vita non vuol dire che tutto va bene con quattro sospiri e che ogni dovere possa essere sistemato con una offerta (sia pure massiccia) alle opere pie.
A volte non si può non pensare che i ricchi e quindi gli industriali, i dirigenti ecc. pensino che loro non abbiano niente da imparare dalla religione e più precisamente dal Cristianesimo e dalla Chiesa, fin quasi a dare l'impressione di non averne bisogno se non per farsene un aiuto per i loro interessi.
Sono otto anni che sono qui a fare il sacerdote nell'ambiente operaio di Viareggio ma devo dire che mai un industriale, un dirigente mi ha domandato cosa insegna la Chiesa, qual e il punto di vista cristiano nei confronti di problemi sociali, di rapporti umani, di andamenti aziendali. Mai. Lo so che non domandate niente perchè tanto sapete già che ciò che vi sarebbe risposto non potrebbe che essere contro i vostri interessi. Diceva un industriale di un'azienda locale che ormai la Chiesa, da Papa Giovanni in poi, è contro di voi.
Capisco perchè queste quattro pagine non abbiano trovato il vostro favore e tanto meno il vostro appoggio: avete giudicato questa ricerca di presenza cristiana nel mondo operaio e questa partecipazione dei problemi aziendali condotta da un sacerdote, come un accendere ancora di più un fuoco che già brucia assai, un contribuire ad aggravare un pericolo in se stesso così preoccupante.
Ma tutto questo vostro atteggiamento dipende, in gran parte, da un'idea errata della religione e del Cristianesimo e della Chiesa. Per troppo tempo questa idea errata si è andata rafforzando per una collusione storica di temporalismi forse inevitabili e certamente spiegabili con i tempi, fra Chiesa e classe dirigente.
E il Cristianesimo sempre più è stato spinto in un devozionalismo fatto di sentimento religioso e di pietismo popolare, svuotandolo di capacità d'incidenza nella vita reale e concreta dell'esistenza umana.
Non poteva durare così. E i tempi nuovi sono arrivati per tutti e vogliono dire liberazione da posizioni di privilegio, da situazioni interessate, da chiusure egoistiche di casta o di classe, da mentalità utilitaristiche allargate fino a Dio, alla Chiesa, ai preti ecc.
I tempi attuali non sono che un progredire di questa liberazione della quale le grandi Encicliche
Sociali della Chiesa segnano le tappe. - •.
Sta succedendo, grazie a Dio, che l'essere cristiani acquista sempre più il valore di una autentica qualificazione di esistenza umana: non accettare l'esistere cristiano è respingere il Cristianesimo.
Chiedo scusa se mi permetto scrivere queste cose in forma di lettera. E' per fare diretto e imme-diato il discorso che indirettamente può essere meno comprensibile.
Non credo che agli industriali e ai dirigenti dispiaccia che un sacerdote parli loro di (problemi cristiani che li riguardano.
Se sono cristiani, ne saranno contenti, se non sono cristiani il discorso non li tocca ne tanto ne poco e quindi niente di male.


d. S.



in Il Nostro Lavoro: Il NL - Anno 2 - N. 6 Viareggio - Giugno 1964, Giugno 1964

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