Con tutta l'umanità nel cuore

Quest'anno sono 25 anni dalla morte di don Sirio Politi, prete operaio delle origini fin dalla metà
degli anni '50. Nato a Capezzano Pianore nel 1920 e morto a Pisa in ospedale il 19 febbraio del
1988. Le sue ceneri riposano nella Chiesetta del Porto nella Darsena di Viareggio, dove ha vissuto
dal 1956.
"La capacità di intrecciare fra loro realtà diverse e farne sintesi è una caratteristica che segna tutto il
pensiero di Don Sirio Politi: preteoperaio, lottatore, poeta, artigiano, scrittore, vivido pensatore.
Ma la sua opera più geniale è stata la sua stessa vita, quell'uomo nuovo che periodicamente nasceva
e rinasceva, grazie al suo raro dono di integrare fra loro gli opposti: spirito e materia, uomo e donna,
persona e natura, amore e lotta, normalità e disabilità, sacerdozio e laicità, salute e malattia.
Di qui il suo essere infaticabile uomo di frontiera, capace di ripartire dopo ogni tappa ad esplorare
nuovi orizzonti, l'ultimo dei quali lo ha condotto al grande viaggio verso il mondo dell'al di là".
(biografia di M.G. Galimberti in www.lottacomeamore.it).
Molti di voi l'hanno conosciuto e incontrato su queste paginette dalle quali comunicava la sua
incessante ricerca di fede e testimonianza cristiana nel mondo del suo tempo. Sempre "a gran
cuore" come ripeteva prima di tutto con la sua vita e poi con il sorriso e la sua sempre calda
accoglienza.
Abbiamo voluto ricordarlo, Maria Grazia Galimberti ed io - in questo anno anniversario del suo
nascere alla Vita - rileggendo dei suoi scritti: "La solitudine - dov'è il tuo Dio? (Sal. 41)" (in Lotta
come Amore - dicembre 1982), "Verità e Libertà" e "Una fede che lotta: l'offerta di una
rappresentazione popolare per la ricerca di una comunione cristiana con la realtà della vita (Il
problema)" (in Lotta come Amore - ottobre 1972).
Non ci siamo messi d'accordo prima, ma il fatto che, per motivi diversi, ci siamo soffermati sui temi
della solitudine e della fede, ricordando Sirio, dice quanto profonda è in lui l'innervatura di un
rapporto con Dio che ne ha espresso e alimentato tutta la vita. E lo ha reso uomo di rara e piena
umanità, capace di sostenere il proprio cammino di vita con scelte tutte pagate di persona.
Ho raccolto di lui uno dei primi scritti su La Voce dei Poveri (aprile 1961), intitolato proprio "La
solitudine cristiana". Il giornalino, affidato a don Sirio da poco più di un anno dalla locale Società
di San Vincenzo de' Paoli, reca ormai chiara la sua impronta. Sono più di cinque anni che vive in
solitudine nella "sua" Chiesetta, piccola stanza accanto la cappella.
"... Quando Dio è stato accolto come l'Unico e la Sua Presenza è solitaria perché valore
infinitamente assoluto, allora nella nostra povera anima comincia a farsi uno strano deserto. Il
Mistero di Dio ha fatto terra bruciata di ogni interesse personale e particolare, ma immediatamente
comincia a seminare a piene mani gli interessi del Regno di Dio.
E gli interessi del Regno di Dio c'impoveriscono di noi e di tutto e ci arricchiscono di Lui, del
Mistero di Dio.
E Dio porta con sé il problema dell'umanità nella sua realtà come individui, come numero e come
esistenza umana. Da dopo l'Incarnazione del Figlio di Dio, è impossibile stabilire un rapporto vero
col Mistero di Dio non caricato di tutto il terribile problema umano. Dove Dio entra, lì bisogna che
vi si rovesci a fiumana incontenibile, straripata, tutto il Mistero dell'umanità...
.. Si scava a poco a poco una solitudine infinita assolutamente irrimediabile perché abitata non da
uomo o da donna, ma da tutta l'umanità. Solitudine terribile, spaventosa perché rimasta senza
nemmeno un angolo riservato a qualcuno. Nemmeno un po' d'ombra dove fermarsi a far quattro
parole con un amico. Perché uno sarà sempre tutti. E perché non rimane posto per nessuno,
nemmeno per se stesso, quando tutto è occupato.
.. Perché forse si è con se stessi veramente quando si è immersi nell'essitenza umana. Quando il
particolare non esiste più perché non viviamo per uno, per dieci o per mille uomini, ma tutta
l'essitenza umana è nostra perché tutta l'umanità portiamo nel cuore e nel nostro personale destino,
allora la solitudine è deserto dove soltanto i Figli di Dio e i fratelli di Gesù possono vivere...".


in Lotta come Amore: LcA dicembre 2013, Dicembre 2013

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