Camminare sull'acqua

Prendere la penna in mano per scrivere su questo giornaletto che arriverà a destinazione tra due mesi e affrontare dei temi che riguardano la vita di oggi, sembra cosa assurda, quasi un voler giocare d'azzardo con la storia. Che cosa mai succederà nel frattempo? Strana sensazione questa perché ci immobilizza nell'attesa della prossima puntata, rassegnati a produrre storie scontate e del tutto marginali all'interno di una cronaca che produce caleidoscopici nuovi scenari. Facciamo l'esempio della politica (ma se ne potrebbero fare tanti altri). Scriviamo a ridosso del primo turno elettorale delle amministrative di Roma, Palermo ecc. e ci ritroviamo a fare i conti con il MSI a livelli mai visti. Però, ci dicono tutti di non preoccuparci perché l'elettorato italiano è un elettorato sostanzialmente moderato. Infatti... sembra andare a sinistra. E così, un po' a destra e un po' a sinistra, forse va avanti la moderazione... Ma crediamo davvero che le realtà fino ad oggi al potere accettino supinamente di passare la mano? Che cosa mai succederà nel frattempo?
Mai come oggi - credo - abbiamo così poca voglia di scherzare sull'episodio di Pietro che vuol imitare il Maestro, camminando sulle acque. Ammesso che si voglia resuscitare la decotta battuta su Gesù che, paternamente, invita Pietro a camminare sugli scogli, ci chiediamo oggi - nella situazione di oggi - dove sono gli scogli?! La realtà, intorno a noi, si è disciolta in profondità imperscrutabili. Acque mosse e limacciose che impediscono di vedere il fondo. Se si vuol camminare, appare vana ogni ricerca di solidi appoggi. Ed anche nuotare appare disperante se si misurano le ampiezze di questi tratti di mare: lo sguardo ci si perde.
Torniamo dunque al mare di Galilea.
Pietro sa (ma anche noi lo sappiamo) che non si tratta di andare da riva a riva. La transizione, per il nostro mondo, non è un semplice, anche se rischioso, attraversamento pedonale. Certo, la transizione non è eterna e da qualche parte si arriverà pure a poggiare i piedi, ma nel frattempo l'altra sponda non è neppure rintracciabile. Le speranze e ancor più le certezze si confondono con i fantasmi. Fino a farci urlare di paura nel segreto della nostra solitudine. Pietro inizia il suo percorso perché sa di doversi affidare ad un altro che sta camminando - anche lui - sull' acqua. Segue una voce. E, nel momento del dubbio e della paura, sarà sostenuto da una mano.
Camminare sull' acqua è possibile, dunque, ma a condizione - sembra dirci questo episodio - che si vada incontro a qualcuno. Non conta tanto il 'saperci fare'. Non basta far di tutto per essere leggeri evitando i grossi peccati, cercando di salvarsi l'anima e la coscienza; non basta cercare di indovinare la direzione che prenderanno gli avvenimenti. Il 'segreto' è nel portare nel cuore il mistero della perenne creazione: la fiducia che cresce e moltiplica non il semplice numero dei viventi in progressione geometrica, ma la responsabilità condivisa di ognuno a tutto e a tutti. L'affrontare il mare aperto della storia (e può essere vicenda pubblica ed esemplare come semplice traccia nascosta di una vita qualunque) nella convinzione di non farlo unicamente per se stessi e da se stessi. Non si tratta di sapere in anticipo che non affonderemo. Si tratta invece della convinzione fiduciosa di non essere soli e da soli.
Per questo forse non ci sentiamo scaldare il cuore da ogni discorso che premette la necessità di ripartire da valori affermati, facendone piloni su cui gettare il ponte che non ci fa bagnare i piedi, costruendo zattere su cui traghettare anche il mondo intero. Gettar piloni, costruire ponti, legare con pazienza infinita i legni di una, cento, mille zattere... e correre ugualmente il rischio di affondare perché troppo occupati per poter trovare il tempo di incontrare qualcuno.
Per questo vorremmo invece che si ripartisse dalla fiducia che vale la pena rispondere agli inviti di chi - qualunque sia il suo nome - ci chiama a camminare sulle acque di questo nostro tempo, di questa nostra storia, e ci invita ad un incontro, ad un confronto continuo. E' importante - oggi assai più di ieri, se è possibile dirlo -, essere veramente attenti gli uni agli altri. Riscoprire il vino buono e forte dell' amicizia che è innanzitutto sincerità vicendevole, parola anche dura ma che provoca a tirar fuori il meglio di sé. E l'intessere trame affettuose, serene, veramente pacificanti. Perché, più o meno, abbiamo bisogno tutti di essere accolti e confortati ed amati non più e non solo ormai nelle ristrettissime famiglie di oggi, nei rapporti a due, ma rasserenati dalla ricchezza di ruoli diversi da giocare in respiri più ampi e dilatati che non la secca alternativa d'esser soggetto o oggetto di una proprietà d'amore.
Si apre tutto uno spazio nuovo - un antico nuovo spazio scriverebbe Sirio - alla non violenza e alla pace. Che non è più solamente un astenersi dalla violenza individuata nei 'luoghi' tradizionali degli armamenti, degli eserciti, della guerra. O anche un lottarci contro senza responsabilità e conseguenze per il proprio modo di vivere. La pace, forse, deve proprio ripartire dai gesti quotidiani, dai mille rivoli della vita vissuta, da una energia iscritta nella coscienza personale e resa forza convincente dalle multiformi trame di fili sottilissimi di gesti, atteggiamenti, sentimenti, convinzioni che non emergono per sovrapporsi, ma per intrecciarsi. Non c'è spazio, quindi, in cui sia lecito abbandonarsi alla violenza, ma neppure in cui sia lecito abbandonare se stessi all'irruzione cieca della violenza. Si può scatenare la guerra per un posto di lavoro, per una casa, per motivi d'insopportazione personale, perché con qualcuno bisogna avercela... C'è invece una quotidiana lotta da fare perché le responsabilità non siano di nuovo tutte delegate e per una coscienza personale da rivitalizzare. Un desiderio di soggettività sereno e mite; della forza inarrestabile della mitezza. E insieme un lasciarsi andare e permettere al sale della diversità di cuocere la nostra pelle e di liberarci il cuore dalla paura di essere noi stessi e di permettere agli altri di non essere uguali a noi. Per troppo tempo ci siamo risvegliati ogni mattino trovando naturale che, qualcun'altro per noi, avesse già provveduto a decidere quale vita volevamo vivere. Quale rotta la barca doveva tenere nel sonno cui volentieri ci abbandonavamo, sapendo che c'era chi sistemava le cose in modo da farci urtare il meno possibile contro gli scogli della disuguaglianza sociale e dei problemi della convivenza. Ora, tutta una serie di circostanze - gravide di tensioni come nubi temporalesche - si addensano sopra di noi. Stare svegli è divenuta dura necessità. Si può decidere se impazzire, o, pur tremando, aprire i nostri occhi ed essere infinitamente sorpresi di poter camminare sull' acqua.




La Redazione


in Lotta come Amore: LcA gennaio 1994, Gennaio 1994

menù del sito


Home | Chi siamo |

ARCHIVIO

Don Sirio Politi

Don Beppe Socci

Contatto

Luigi Sonnenfeld
e-mail
tel: 058446455

Link consigliati | Ricerca globale |

INFO: Luigi Sonnenfeld - tel. 0584-46455 -