Dialogo fra Dio e l'uomo

"Tra due esseri, la partecipazione totale è impossibile e quando si crede di aver raggiunto una tale partecipazione, ci si accorge che si tratta di un accordo che, o in uno dei due partner, o in tutti e due, frustra la possibilità di un pieno sviluppo.
Ma quando si è preso coscienza della distanza infinita che sempre resterà tra due esseri umani, chiunque essi siano, una meravigliosa vita "fianco a fianco" diventa possibile. Bisognerà che i due partner arrivino ad amare la distanza che li separa e che permette all'uno di percepire l'altro intero, stagliato sul cielo".
Rainer Maria Rilke

In una visione di Fede, seria, profonda, capace di abbracciare il Mistero di Dio e il Mistero dell'uomo, dell'umanità, nell'intuizione del rapporto, della comunione, intercorrente fra Dio e l'uomo, quasi come una vincolazione vicendevole di dono e di accoglienza e quindi di Amore, quando si schiarisce nel profondo dell' anima questa visione, come la luce all'alba di ogni mattino, non è possibile non avvertire una sensazione di smarrimento. S'impone l'avvertenza di una misteriosità inspiegabile e nel frattempo la profonda, appassionata necessità di capire. Nella Fede vi sono attrazioni, richiami, coinvolgimenti come quando ci si trova sull'orlo di una voragine e si prova come essere attratti, chiamati dalla profondità dell' abisso.
Guardare a Dio è guardare dove non è soggetto, dove la sguardo (quello interiore) non trova orizzonte e dolcemente e ineffabilmente si perde, non nel vuoto come il vuoto, che può essere in noi o intorno a noi, ma nel vuoto perché tutto è "oltre", senza terminazione, al di là, al di là, sempre e sempre più. È in questa perdizione del limite, dell'esigenza del limite, della pretesa di oggettività, precisata e precisabile, che è possibile, concesso, donato, trovare la conoscenza, l'intuizione, la percezione. Dio è oltre un velo tessuto d'infinito.

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Non è facile (così sembra) per noi esseri umani la conoscenza di chi abita nell'infinito e più ancora avvertiamo l'impossibilità di rapporto, di comunione con Dio. Si tratta (così sembra) di realtà abissalmente diverse, come è diversità, assolutamente altra cosa, l'infinito e il concreto, il non luogo e i dieci centimetri quadrati dove posano i piedi, l'eternità e il ticchettio dell'orologio che segna il fluire dei secondi, l'assoluto, l'unicamente bene e l'incessante intrecciarsi e sopraffarsi del bene e del male. È veramente difficile, quasi impossibile, immaginare come possa esistere una Realtà al di fuori e al di sopra di questa fiumana, spesso tanto orrenda, che spietatamente tutto e tutti coinvolge e travolge, della storia dell'umanità. E è altrettanto impossibile accettare che possa esistere e che senso possa avere, questa drammaticità di storia umana, al di fuori di una spaziosità che la contenga, di una ragion d'essere che la spieghi.

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Due piani diversi e infinitamente lontani, separati. E sembrerebbero inconciliabili. Perché assolutamente l'uno e l'altro di natura, di essenza diversa.
Dio, la totalità dell'Essere, compiutezza assoluta, convergenza perfetta di Unità ed espansione a raggio di Se stesso e intorno a Sé. Un Punto, eppure presenza totalizzante di ogni esistenza. Niente è Lui eppure tutto è Lui, fino al punto che l'esistenza è esclusivamente di Dio. Così tanto che ogni esistenza, quella di una foglia all' alitar del vento, il palpitare del cuore, il tremolare della stella del firmamento, è la percezione più avvertibile di quella esistenza, l'esistenza di Dio.
Il piano sottostante o meglio la realtà che sta dentro (una goccia dentro l'oceano?) l'immensità della esistenzialità di Dio, è il mondo nel quale viviamo. L'infinito materiale dello spazio stellare, l'infinito microcosmico dal quale nasce e nel quale palpita la vita, la misteriosità del materiale elevato alla spiritualità del pensiero, dell' intelligenza, della Volontà, questo elevarsi così in alto della materia fino ad attingere le altitudini dello Spirito.
Due mondi diversi e lontanissimi eppure chiamati da una forza di attrazione irresistibile (il magnetismo cosmico, siderale, la forza gravitazionale... ne è appena un segno, un'immagine) a incontrarsi, ad offrirsi vicendevolmente, a penetrarsi in una ricerca appassionata di Unità. Perché il Mistero che domina l'esistenza, quella di Dio e quella del mondo, è l'Amore. L'essere di Dio, Unità e Trinità fino all'atomo, unità e trinità... Come lungo una misteriosa scala dove lo scendere e il salire è identico movimento per ottenere l'incontro e cioè l'Amore, la compiutezza.
La Fede è la percezione vissuta dell'universo in Dio e l'adorazione contemplativa di Dio nell'universo. La Fede cristiana è credere e amare perdutamente che l'universo-Dio e l'universo uomo si sono incontrati in quell'amplesso di unità perfetta che ha nome Gesù Cristo.

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È chiaro che il venire di Dio a vivere e condividere l'esistenza, la realtà della creazione e quindi pienamente e totalmente la condizione dell'uomo, dell'umanità e della sua storia, comporta e realizza una Presenza completamente identica e infinitamente diversa dalla realtà dell'essere umano. Anche per noi cristiani, pur illuminati dalla Fede, è assai difficile percepire l'identità di questa Presenza di Dio con la nostra natura umana e coglierne nel frattempo tutta la diversità. È quasi inevitabile non riuscire ad andare oltre l'avvertire che la venuta di Dio, assomiglia a non molto di più ad una persona che ci è molto cara, a cui vogliamo un grandissimo bene, che stimiamo all' infinito, venuta in casa nostra e che accogliamo come ospite graditissimo.
È con noi eppure non è con noi.
Anche la più chiara, trasparente, affettuosa amicizia non riesce a superare i limiti estremi, anche se spesso sottilissimi, dell' estraneità. Anzi vi sono diversità da salvaguardare con intelligenza e attenzione, proprio per amore del mantenimento dell'amicizia.
Perfino al matrimonio più felice è spesso impossibile dilatarsi vicendevolmente fino non soltanto all'unità, ma oltre ancora e cioè fino all'essere uno totalmente l'altro, in una accoglienza e in una donazione vicendevole da ottenere che "due sono uno".
Perché è vero che noi esseri umani (e cristiani) non conosciamo cosa è l'Amore. Chi lo conosce, perché è Amore, è unicamente Dio.
E chi ha vissuto, fino alle misure estreme, con l'umanità, l'Amore, è Gesù, il figlio di Dio e di Maria.

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I due piani diversi e lontanissimi si sono unificati in una trasfusione adorabile. Dio è tutt'uno con l'universo-uomo, l'universo-uomo è tutt'uno con Dio in un vincolazione unitaria come è quella stabilita dall'unità della persona. In Gesù è il riversarsi dell'umanità in Dio.
Tutto quello che è Dio è dell'uomo, dell'umanità.
Tutto quello che è dell'uomo, dell'umanità è di Dio.
Sembrano semplici parole come quelle di una predica natalizia. Ma il loro significato deve, avrebbe dovuto, dovrebbe cambiare la realtà dell'uomo, la storia dell'umanità.
Ma forse è avvenuto storicamente un solo cambiamento: quello di Dio. Perché in Gesù tutto quello che è dell'uomo è stato accolto da Dio, da Dio vissuto, subìto, fino alla totalità: niente è dell'uomo che non sia di Dio, appartenenza personale di Dio. La narrazione della storia Gesù, dall'Annunciazione al "tutto è compiuto" sulla croce, è racconto minuzioso di questo raccogliere da parte di Dio attentamente tutto (questa parola "totalità" non è facile ad essere capita!) dell'uomo perché diventi e sia realtà, esistenza, vita di Dio.
In momenti di trasparente lucentezza di Fede, è possibile avvertire anche fisicamente questo essere attratti, risucchiati, portati via da questa potenza onnipotente dell' Amore di Dio che "attira a Sé ogni cosa" per tutto coinvolgere nel suo Mistero.

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L'altro cambiamento, quello dell' uomo, dell'umanità nel suo cammino storico (se è di costruzione e non di distruzione come sempre più sembra che sia) doveva avvenire e sarebbe avvenuto, se l'uomo e l'umanità avessero realizzato quella condizione decisiva che è l'accoglienza.
L'accoglienza, cioè il riconoscimento del vuoto e il suo aprirsi, spalancarsi: "apri la tua bocca e io la riempirò" è scritto.
Perché Dio è colui che pazientemente, insistentemente bussa alla porta della storia perché lo si lasci entrare e lo si accolga "ad abitare fra noi".
Diversamente nella casa dell'uomo non vi sarà luce accesa, mancherà il pane sulla tavola, non si respirerà il dolce tepore di Famiglia...
Perché l'Amore, la Bontà, la Giustizia, l'Uguaglianza, la Fraternità, la Libertà, la Pace... (tutto quello insomma che è creativo di uomo e di umanità) è Dio.
Il sogno di Dio, concretizzato nella creazione, "fatto carne" in Gesù, è lo scambio: il donarsi vicendevole.
La sua mano è aperta avendo donato tutto. La nostra mano, chissà perché, si ostina a rimanere chiusa, strinta, Forse ci interessa di più l'assurdità.


don Sirio


in Lotta come Amore: LcA gennaio 1987, Gennaio 1987

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