Appello del tribunale Russell 2°

Uno di noi ha partecipato all'assise conclusiva del Tribunale Russell, a Roma, nel teatro Argentina, il 17 gennaio. .
E' stato un momento, quella mattinata luminosissima di sole, nel fervore di un popolo sgombro di ideologie e colmato unicamente di profonda sensibilità umana, un momento in cui è apparso, quasi a miracolo, che il popolo è ancora qualcosa in questo mondo dominato dal potere - e non occorre esemplificare di quale potere si tratti: basta la parola e subito viene in mente disumanità - è ancora qualcosa questo povero popolo. Il popolo senza voce e senza parola. Quello senza qualcuno che raccolga la sua disperazione. Sola e abbandonato all'inedia del carcere. Al dissanguamento delle torture. All'oppressione del militarismo. Allo sfruttamento del capitalismo internazionale. Alle sanguisughe insaziabili delle multinazionali. Alla prepotenza degli Stati Uniti. Al gioco dei birilli manovrato da alcuni uomini per i loro intrallazzi di potere.
Un intero continente, l'America latina e popoli d'Africa e il popolo del Vietnam, come un torturato grondante sangue, a puntare il dito di giudizio e di condanna sull'imperialismo capitalista degli Stati Uniti.
Dopo una settimana di un processionare doloroso d'immagini umane, segno scoperto perché carne e sangue, di. oppressione, di schiacciamento di qualsiasi valore umano, di sfruttamento a tutti i livelli, di schiavitù senza speranza, il tribunale del popolo non poteva non emettere tutta la severità della sua condanna.
Ha tratto questo tribunale il suo diritto a costituirsi e a realizzare le sue assise, a pronunciare la sua sentenza, non dal diritto emanato dal potere, ma unicamente dal diritto maturato dalla sofferenza dei popoli. Non ha raccolto la sua giustizia desumendola di tra le pagine dei codici, ma dal diritto alla libertà e alla giustizia dei poveri, dei lavoratori, degli oppressi.
E' di qui che si spiega la profonda commozione di quella mattina colmata di sole durante il susseguirsi degli interventi, durante la lettura della condanna e dell'appello al mondo, e il vivere la passione dei responsabili del Tribunale: uscendo fuori dal teatro impressionava fortemente la strana sensazione di essere a vivere finalmente in un mondo diverso e nuovo.
Sappiamo bene e è ripetuta fino all'insopportazione, dell'insinuazione di parzialità del Tribunale per il suo occuparsi soltanto dell'occidente e delle sue spaventose ingiustizie, lasciando da parte tutto l'enorme problema della sopraffazione dell'uomo nel mondo orientale.
Evidentemente queste insinuazioni - ma sono propaganda molto bene orchestrata con evidenti intenzionalità - non si rendono conto che è molto miserabile il tentativo di cercare di coprire e contrabbandare gli orrori della civiltà occidentale con quelli del mondo orientale.
La morale del male minore - ammesso che si tratti di male minore - quando si tratta di giocare la pelle dei popoli e i valori fondamentali della dignità umana, è morale disumana, è immoralità.
L'alienazione è sempre tentativo di distogliere l'attenzione dalle proprie vergogne mettendone in risalto altre. Col risultato intenzionale di ottenere maggiore libertà per la propria libidine.
L'uomo onesto, perché di quest'uomo bisogna che si tratti, non può non trovare motivo di speranza e nuova coscienza e più impegno di lotta, dal coraggio di giudizio e di condanna del Tribunale Russell contro questo nostro mondo occidentale e in particolare contro gli Stati Uniti d'America.
Anche se già largamente conosciuto sentiamo il dovere di riportare anche noi il testo dell'appello accorato del Tribunale, per ascoltarne, insieme al mondo degli onesti, la voce di richiamo, di esortazione alla lotta per una umanità nuova.

TESTO DELL' APPELLO
Ogni giorno ci svegliamo in un mondo che assomiglia sempre più ad un incubo notturno e la lettura dei giornali, al mattino, anziché portarci una ventata d'aria fresca e la sensazione del risveglio, altro non è che un succedersi di orrori, di profezie sinistre, di nuovi incubi opprimenti.
Viviamo in un'epoca in cui tutto sembrava convergere verso un suicidio planetario: come hanno dimostrato i lavori del Tribunale Russell II, la macchina implacabile dell'imperialismo prosegue e accelera la sua marcia. moltiplicando le forme di penetrazione nei Paesi dell'America latina e di altre regioni del mondo, sforzandosi di imporre, con la forza o l'inganno, i suoi modelli di economia, di cultura e di vita, per asservire i popoli attraverso il condizionamento psicologico e lo sfruttamento delle loro ricchezze e risorse.
Le compagnie multinazionali e i grandi organismi finanziari ad esse associati sono uno strumento perfetto messo a punto per costringere una vasta parte dell'umanità a servire gli scopi della minoranza dominante. In effetti queste compagnie devono essere considerate come transnazionali, in quanto la loro multinazionalità è soltanto una facciata: esse sono integralmente controllate da una sede centrale, che è in un solo o in pochi dei paesi cosiddetti sviluppati.
Il modello di sviluppo che propongono conosce un solo imperativo: raggiungere il massimo del profitto per avere il massimo del potere: tutte le loro attività, per quanto diverse, sono orientate verso questo unico fine al quale sacrificano ogni altra considerazione: un numero infinito di vite, l'ambiente naturale, le culture nazionali, i principi della ragione e della realtà, la vita in tutti i suoi aspetti - biologico, sanitario, economico, politico, giuridico, culturale, religioso - è divenuta oggetto o strumento di commercio.
Ciò che rende particolarmente pericolosa questa ricerca ossessiva del profitto è il fatto che essa è rivolta alla morte più che alla vita. Mai nella storia umana la tecnologia della distruzione si è avvicinata a tali limiti. Gli armamenti costituiscono ormai il più grosso affare del mondo: rappresentano un giro di affari annuo di 300 miliardi di dollari. Gli stocks di armi nucleari soltanto negli USA e nell'URSS, avevano raggiunto fin dal 1969 la potenza esplosiva di 10•15 tonnellate di TNT per ogni uomo, donna o bambino vivente. Da allora questo quantitativo è aumentato costantemente. Soltanto gli USA, attualmente, producono ogni giorno tre testate nucleari all'idrogeno e l'URSS segue lo stesso ritmo. Una grande guerra nucleare minaccia di sterminare l'umanità e gran parte della vita animale e vegetale del pianeta.
Il mantenimento di un simile sistema ha in sé il germe di una catastrofe universale. Se il genere umano vuole sopravvivere è assolutamente necessario cambiare il sistema e il suo orientamento. E' necessario saperlo senza alcuna esitazione: non esiste via di scampo; è la vita o la morte, la sopravvivenza o l'annientamento.
Tuttavia, tra la II.a e la III.a sessione del Tribunale Russell, si è verificato un avvenimento storico di importanza capitale, che al di là delle minacce che pesano sul presente e sul futuro dei popoli e nonostante gli orrori dello sfruttamento e della repressione, mostra che non solo è possibile lottare contro l'imperialismo, ma che è possibile vincerlo: il 30 aprile 1975 il popolo vietnamita, dopo una guerra di trent'anni, ha cacciato gli invasori e ha liberato la sua terra. Certo il prezzo pagato è stato altissimo, in vite umane, in mutilazioni, in distruzioni di ogni genere, ma alla fine la vittoria ha portato l'unità e la libertà.
Nel mondo intero, il trionfo del Vietnam ha dato nuovo vigore alla speranza e alla convinzione che nulla è perduto se si rifiuta la rassegnazione e la disperazione. Ed è questo anche il messaggio che ci giunge dai paesi dell'America Latina più oppressi, più insanguinati, più sottoposti a regimi di terrore che fanno impallidire i peggiori eccessi delle barbarie del passato: nelle prigioni e nei campi di concentramento del Brasile o dell'Uruguay, ci sono uomini che sfidano i loro aguzzini rendendo vani i loro sforzi; dal Cile ci giungono testimonianze sorprendenti di come la resistenza popolare cresce incessantemente e si manifesta nei modi più diversi nelle strade, nelle canzoni e nell'ironia, sui muri e nella letteratura clandestina; dall'Argentina ci giungono notizie di lotte popolari organizzate al punto di provocare vere e proprie battaglie tra le forze della repressione governativa e paramilitare e l'esercito nazionale.
Il Tribunale Russell II è conscio della propria ,impotenza di fronte ai poteri economici, politici e militari dei quali ha condannato le azioni, ma non può concludere i suoi lavori senza fare appello alla sola forza internazionale capace di contenere l'avanzata dell'imperialismo: quella delle masse popolari, e in primo luogo dei lavoratori, delle loro organizzazioni, della loro solidarietà internazionale, ma anche dei contadini, degli intellettuali e di quei settori del ceto medio che si identificano con le lotte popolari e ad esse sacrificano ambizioni e guadagni. Certo, la collaborazione più importante che uomini e donne dei paesi sviluppati possono dare alla liberazione dei popoli dell'America Latina è la lotta che conducono nei rispettivi paesi contro la politica imperialista, e in particolare contro quella delle multinazionali.
E' della massima urgenza che tutti i lavoratori dei paesi sviluppati e dei paesi sottosviluppati, dei paesi dell'Ovest e dei paesi dell'Est, scoprano la convergenza dei propri interessi; che i lavoratori dei paesi sviluppati. e in particolar modo degli USA. si rendano conto di essere essi stessi vittime dello sfruttamento delle compagnie multinazionali. Ciò è reso d'altronde più evidente dalla disoccupazione provocata attualmente dalla tendenza delle compagnie multinazionali ad abbandonare i paesi nei quali la combattività operaia è più forte.
Sulla base di questa coscienza una nuova solidarietà di resistenza e di lotta deve svilupparsi su scala mondiale.
Vorremmo indicare qui alcune linee per questa azione internazionalista:
1 - Si devono continuare le campagne sistematiche di «controinformazione» sui crimini dell'imperialismo; ma è anche necessario studiare a fondo la strategia dell'imperialismo; in particolare quella delle multinazionali e prestare una particolare attenzione alle tecniche di infiltrazione e di repressione dei movimenti popolari di resistenza e di liberazione.
2 - Il boicottaggio dei paesi fascisti deve essere sviluppato, tra l'altro, nelle seguenti direzioni:
- boicottaggio della vendita di armi ai governi e ai militari di questi paesi;
- boicottaggio della vendita di tecnologia e di prodotti strategici;
- boicottaggio dei prodotti provenienti da quei paesi.
3 - Una mobilitazione tale da imporre agli Stati un intervento vigoroso, capace di ridurre gli squilibri e le zone di miseria, che creano le condizioni di supersfruttamento da parte delle multinazionali.
4 - La denuncia e la messa a nudo delle ideologie religiose o laiche usate dall'imperialismo per giustificare la propria azione distruttrice o per avvolgerla nel silenzio.
Allo scopo di contribuire a. questa azione internazionalistica, su queste linee e su molte altre ancora da scoprire, i membri del Tribunale Russell II hanno ritenuto di non potersi separare senza stabilire alcuni punti fermi per assicurare un seguito ai lavori intrapresi. Essi hanno pertanto deciso di prendere due iniziative: creare una Fondazione internazionale per il diritto e la liberazione dei popoli. che raccoglierà dei ricercatori allo scopo studiare a tutti i livelli i meccanismi del dominio imperialista e fornire così all'azione delle masse un supporto teorico; e lanciare il progetto di una Associazione per i diritti e la liberazione dei popoli, che dovrebbe riunire alla base, nell'azione, tutti coloro che vogliono coordinare i loro sforzi per rendere più efficaci le lotte di liberazione. I rapporti tra gli Stati Uniti e l'America Latina diventano il modello di ciò che può accadere in molti altri paesi del mondo e possono accelerare la formazione della solidarietà internazionale dei popoli che non vogliono essere «latino-americanizzati» in un modo aberrante e criminale.
Quando degli uomini si alzano in piedi e a rischio della propria vita si oppongono all'intollerabile rifiutando compromessi e viltà, ciò che nasce da queste lotte è una nuova umanità. A tutti coloro che hanno seguito i nostri lavori e che ascoltano questo appello ripetiamo la nostra convinzione che vale la pena proseguire la lotta e che il futuro sarà di coloro che credono nella giustizia e nella libertà, sarà dei popoli che avanzano per riconquistare il proprio destino comune.
Non è dunque in una prospettiva puramente difensiva che questo Tribunale ha ingaggiato la lotta per la difesa dei diritti minacciati e per la liberazione dei prigionieri e dei torturati. Di fronte all'offensiva inesorabile dei nemici della dignità dei popoli, degli sfruttatori, degli aguzzini, il Tribunale rivendica e proclama il suo diritto e il suo dovere di attaccare a sua volta coloro che hanno nell'umiliazione e nell'oppressione le loro armi preferite ..
Al pessimismo sul destino umano che è la radice profonda di oppressione, di ogni disprezzo dell'indipendenza e della libertà dei popoli, il Tribunale Russell II oppone un sereno e concreto ottimismo, senza ingenuità, ma carico dì quella gioia di vivere e di amare che, un giorno, ci farà approdare tutti insieme alle rive di un avvenire migliore e più giusto.

COMUNICATO STAMPA
Il Tribunale Russel1 II che è stato costituito nel 1973 su richiesta delle vittime della repressione in America Latina ha concluso in Roma la sua terza ed ultima sessione che ha avuto luogo dal 10 al 17 gennaio 1976.
Il Tribunale ha esaminato la situazione dei popoli di 12 Paesi: Argentina, Bolivia, Brasile, Cile, Colombia, Guatemala, Haiti, Nicaragua, Paraguay, Porto Rico, Repubblica Dominicana, Uruguay.
Nel corso delle tre sessioni, i Giurati del Tribunale hanno ascoltato oltre duecento relatori e testimoni provenienti sia dall'America Latina che dall'Europa e dagli Stati Uniti, e hanno preso conoscenza di una considerevole documentazione, proveniente in buona misura da fonti ufficiali dei Paesi menzionati e degli Stati Uniti di America.
Il Tribunale ha studiato i temi seguenti: la repressione, le lotte antisindacali, i meccanismi economici di sfruttamento e di dominazione, la responsabilità delle Forze Armate, il dominio culturale, l'atteggiamento della Chiesa, il ruolo del diritto.
Il Tribunale, convinto di tale analisi di trovarsi in presenza di un sistema coerente di dominazione e di sfruttamento del quale sono responsabili i Paesi occidentali industrializzati e in primissimo luogo gli Stati Uniti, ha condannato, con una sentenza esaurientemente motivata, i governi dei Paesi indicati come colpevoli di violazioni gravi, sistematiche e ripetute, dei diritti dell'uomo e dei diritti dei popoli.
Ha inoltre condannato il governo degli Stati Uniti - e in particolare H. Kissinger - per le sue responsabilità nel colpo di stato in Cile.
Infine, le imprese multinazionali che sfruttano le risorse naturali e umane dei Paesi dell'America Latina a discapito degli interessi dei popoli sono state oggetto di condanne precise, e i rispettivi governi sono stati giudicati responsabili delle loro attività.
E' stata inoltre denunciata la complicità delle organizzazioni sindacali americane e delle fondazioni di ricerca americane ed europee.
Il Tribunale ha ottenuto la dimostrazione che, al di là delle condizioni particolari di ciascun Paese esaminato, un sistema coerente di dominio e di sfruttamento sì estende all'America Latina nel suo complesso. e che gli Stati Uniti ne sono i principali responsabili. .
In occasione della seduta conclusiva del 17.1.1976 è stato annunciato che allo scopo di prolungare I'azione del Tribunale sono state costituite una Fondazione e una Associazione per il diritto e la liberazione dei popoli.
Roma, 17 gennaio 1976



in Lotta come Amore: LcA febbraio 1976, Febbraio 1976

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