Questi preti operai

Non mi è molto facile mettermi a scrivere sul convegno dell'Epifania dei preti operai, a Serramazzoni. E per diversi motivi che possono anche sembrare contrastanti, ma in realtà non lo sono, tenendo presenti alcune considerazioni.
Vi sono valori a volte così personali, così raccolti nel profondo dell'anima, quasi bisognosi di essere custoditi gelosamente.
Vederseli tirare in pubblico e quasi sempre strapazzati o annebbiati, per non dire letteralmente intorbiditi, viene istintivamente da ripiegarseli e nasconderli nel cuore per ritrovarseli intatti, chiarissimi, adorabili.
Parlarne e discuterne con gli amici è tutta un'altra cosa.
Possono svelare enormi motivi di contrasto e rischiare anche scontri tremendi, ma c'è sempre una passione di fondo a darci di ritrovarci, una sofferenza, una fatica comune, meravigliosa terra d'incontro, c'è un sognare dolcissimo sempre capace di incantare e di commuovere, che sempre riprende e risana ogni difficoltà, raddolcisce le respinte e ottiene immense possibilità di comprensione fino alle misure della solidarietà.
Quando però t'accorgi che non è la tua storia che viene distorta, mal vista e respinta (che di questa vicenda poco importa per una chiara consapevolezza che niente ha di eccezionale e quindi di assolutizzato, ma è sempre storia tutta da rifare, da rinnovare e da inventare) ma è l'anima tua fatta a pezzi, è il tuo cuore ad essere sbriciolato, allora non può non venire su un ribellarsi e cioè un chiudersi in un semplice e profondo dolore.
Si può discutere di tutto e tutto può avere aspetti non giusti, addirittura negativi, senza dubbio anche sbagliati, ma non si possono fare i processi alle intenzioni quando sono ideali che si confondono con la propria ragion d'essere e sono sempre stati pagati di persona, puntualmente, a lacrime e sangue, per un giocarvi dentro totalmente la propria vita.
E per me (e per i miei compagni preti operai nella loro stragrande maggioranza) non si tratta della vita, logorata e consumata in totale povertà di valori, in precisi annullamenti di considerazioni personali, in uno scomparire là dove si perde ogni qualificazione per un livellamento a condizioni di vita fatte di lavoro materiale organizzato a sfruttamento e quindi oppresso dalle impietose e disumane leggi della ragione economica, della produzione e del profitto. non si tratta solo di una vita impegnata e buttata via come quella gettata dentro il fuoco lento della vita operaia, ma si tratta di ben altro.
E' problema di Dio raccolto nella propria vita e urgente ad esprimersi e donarsi come presenza incontenibile.
E' valore d'esistenza umana (e la classe operaia è il soggetto e cioè l'assunzione di tutta la problematica umana in un risveglio di liberazione, in una lotta di determinazione e di costruzione di tutta I'esistenza) e questo valore, questa realtà è assimilata a se stessa, diventata tutt'uno col proprio destino non è possibile non ascoltarne la richiesta e il suo reclamare partecipazione non può non essere che a misure di totalità.
Si tratta di Fede e di Amore diventate carne viva e palpitante.
E se Fede e Amore hanno ancora un senso e un valore e meritano rispetto, è estremamente penoso impossibile a sopportarsi senza lasciarsi sopraffare dallo sgomento, che tutto sia visto e giudicato con grettezze impressionanti di criterio, con durezza di cuore, nel buio più totale di una visione cristiana della storia.
Allora viene da concludere che è proprio impossibile capirsi, è veramente illusione la speranza di poter essere accolti. E non per premiazioni e congratulazioni, ma per un semplice sentirsi «dentro» come gli altri, come tutti; la porta aperta (se non proprio il cuore) e una parola di benvenuto, fratello prendi anche tu il tuo posto; ma non, per favore, mettiti a sgabello dei nostri piedi: perché questo non è accogliere, è strumentalizzare. Perché non sia respinta e lasciata fuori di casa un pezzo d'umanità, una fiumana di dolore, una forza terribile a cercare giustizia, libertà, uguaglianza.
Non respingi me, anche se anch'io ho un po' di diritto a sedermi alla tavola del Padre, non sono figlio suo e suo sacerdote? ma guarda che respingi milioni di anime e un problema umano che forse più di tutti, ma almeno come tutti, ha bisogno di redenzione e di salvezza.
Non è quell'orrore di cui hai paura questa povera gente, non è affatto quel pericolo che temi così scompostamente, sembra quasi a timor panico: in fondo, a guardar bene con occhio puro, non chiede che un po' di Amore.
Certo, è vero, non si adatta e non si rassegna più a delle parole, né parlate né scritte. Se ne ride ormai di gesti, sia pure sacramentali, perché li ha scoperti un miserabile trucco ormai, per la sua rassegnazione e la sua pazienza e non ci crede più perché non se ne fida più; è troppo vuota quella pastorale di quel prezzo d'incarnazione assolutamente indispensabile per renderla vera, cioè Amore concreto, reale storico.
Perché non si tratta più di ideologie. E' verissimo: e chi ne ha più voglia d'ideologie? E chi ci pensa alle ideologie al di dentro dei cancelli delle fabbriche, alle catene d montaggio... I tredici morti al giorno e i milioni d'infortuni, le centinaia di migliaia di mutilati del lavoro, le decine d migliaia di silicotici all'anno, i minori di Napoli (tanto per dire una città) a mille lire al giorno, mangiati dalla polinevrite ecc. ecc. ecc. - si muore più che in guerra: titolo del giornale cattolico, tanto per mettere nelle sue pagine sospirose e diluite al latte, un po' di sensibilità operaia.. che se ne fa questa classe operaia delle ideologie? Un pezzo di pane assicurato, una casa che non sia una baracca, un lavoro degno di un essere umano, una scuola che sia veramente una scuola per i propri figli, un ospedale che non sia un mattatoio, una forza organizzata e unitaria capace di rinnovare la storia è questo il sogno rivoluzionario in cerca di concretezze storiche.
Pensarlo come ideologia e giudicarlo con criteri teologici è semplicemente assurdo, terribilmente tentativo alienante, offesa all'oppressore, allo sfruttamento della classe operaia, specialmente nelle sue condizioni più povere e depresse.
E' di dove può scaturire la speranza, è là che converge la ricerca di chi ha fame e sete di giustizia.
Allora non si tratta più di ideologie atee. materialistiche: è soltanto uno spuntare un po' di luce dal crinale chiuso a buio totale della storia per un giorno più luminoso di umanità diversa.
Che la Fede cristiana non sia apparsa più (ma da quanti secoli?) Speranza a fermentare l'incessante conversione della storia al progetto di Dio rivelatosi in Gesù Cristo e acceso nel mondo dallo Spirito Santo, non è responsabilità del popolo, del popolo cristiano, sempre credente e obbe-diente, del popolo sfruttato e sempre oppresso, del popolo a pagare eternamente i privilegi del potere anche religioso e della Chiesa.
Finché non si parlerà con chiarezza di queste responsabilità di vuoto di Speranza nel cuore dei Poveri e nella loro storia colmata di lacrime e di sangue per un po' di giustizia sarà molto più facile puntare il dito contro le ideologie e tentare ancora, come sempre, un uso della Fede non ad ac-crescere la Speranza ma a comprimerla fino a spengerla.
Come se l'umanità possa andare avanti senza prospettarsi un domani, anche se il suo realizzarsi sarà sempre un lottare senza pace.
Sono nato al mondo perché la mia vita abbia Dio e l'umanità come destino. E ho accettato (e la proposta è di Dio, di Cristo e la richiesta appassionata mi è venuta su dalla storia dell'umanità) ho accettato di essere prete per essere carne e sangue e anima, respiro, speranza, Fede, Amore davanti a Dio e nel cuore dell'uomo.
Ho incontrato l'uomo operaio e la sua umanità classe operaia scoprendovi la terra per il mio piccolo chicco di grano.
Perché me ne rimproveri e mi condanni? Perché mi respingi, come se fossi inquinato d'eresia? Come se il mio sacerdozio si sia evaporato e la mia Fede sopraffatta e come vinta?
Svanito e diluito da chi e da che cosa il mio essere prete? Chi ha sopraffatto e vinto la mia Fede disorientandomi a speranze terrene, a ideologie materialistiche?...
E' tutto un equivoco stupidissimo e disonesto. E' volontà di spengere il sole e intorbidare il cielo azzurro. Intristire un'ideale imparato e scoperto nel cuore di Dio. Chiudere il libro del Vangelo, l'unico libro che non sarà mai chiuso fino alla fine del mondo. Troncare una storia che è vicenda incessante, di ogni giorno e di tutta l'eternità.
Perché mi accusi di peccato, questa maledetta parola, l'opposto di Dio, la negazione di Dio? Nella classe operaia non ho imparato l'odio, nessuno me l'ha mai insegnato e non ho trovato mai realtà di odio, nemmeno quando il piede era sul collo a pretendere anche l'ultimo fiato: nella vita operaia non esiste l'odio, anche se vi è estremo bisogno di Amore, di solidarietà, di unità.
A meno che cercare dignità umana, organizzarsi per essere una forza, farsi una coscienza chiara dei propri diritti, assumere un ruolo rivoluzionario che trasformi la disumanità regnante nel mondo in rapporti di uguaglianza, di libertà, di giustizia, a meno che il sognare - perché spesso nonostante tutte le conquiste non continua ad essere che un sognare un mondo diverso, nuovo -, sia giudicato odiare...
Peccato di sfiducia? Può anche essere se peccato è non avere più fiducia negli uomini di potere, in quelli che decidono del giorno c della notte, che intrallazzano tra loro giocando uomini e popoli a sapienza diplomatica e furbastra, rifacendosi a importanze risucchiate dal midollo della povera gente.
Si, è vero, mi sgomentano fino ad angosce terribili gli uomini del potere, chiunque siano, E di qualsiasi potere, quello politico, economico, militare, religioso. culturale, scientifico... e tutto quel maledettissimo clientelismo di cui il potere si circonda bisognoso come si ritrova per le orrende ragioni del potere, di circondarsi di schiavi, di servitù cieca, di umanità disumanizzata.
Mi accorgo sempre di più. a misura che svanisce il sognare per i risvegli improvvisi a cui costringe lo sbattere contro il muro della spietatezza umana, quanto il mondo in cui siamo costretti a vivere sia un mondaccio miserabile fino allo schifo.
Ma quando mi succede di dovermi arrendere nei confronti della visione adorabile della mia Chiesa, per l'inevitabilità di costatazioni di fronte alle quali è assurdo continuare a sognare, allora la sfiducia diventa dramma nel più profondo della mia anima fino a risentirne seriamente, anche nel mio fisico.
Perché nei confronti della Chiesa non è sfiducia, come tentativo di cancellarne la presenza, come uno smarrirne perfino la speranza. Non è mai stata e non sarà mai sfiducia la mia sofferenza nei confronti della Chiesa non ritrovata segno di Dio, continuità di Cristo, fuoco di Spirito Santo nel mondo.
Non è nemmeno sfiducia negli uomini che la rappresentano. o per dir così, la governano, Non ho sfiducia negli uomini perché ho e avrò sempre fiducia nell'uomo, creatura di Dio e conquista e possesso di Cristo, chiunque sia quest'uomo e qualsiasi vita conduca.
E tanto più quindi la mia fiducia è negli uomini investiti da Dio a servire la sua Chiesa e attraverso la sua Chiesa a servire l'umanità. .
Non puoi accusarmi di peccato di sfiducia soltanto perché quell'Amore così profondo mi costringe a lottare, a scontrarmi, a parlare con sincerità e libertà, a cercare liberazione e crescita, autenticità e fedeltà.
Perché questo tutti noi della Chiesa dobbiamo cercare, a costo di tutto, di realizzare nella vita di ognuno di noi e nel vivere del nostro insieme individualmente e come Chiesa.
Quello che credo e cerco per me di verità e di fedeltà al mio Dio e al mio Gesù Cristo, non posso non cercarlo e appassionatamente per la Chiesa tutta, gerarchia e popolo, sacerdozio e cristianità.
Non siamo divisi ma un corpo solo e un membro che cerca la sua sanità la cerca e l'ottiene inevitabilmente per tutto il corpo e insieme a tutto il corpo.
Non sono andato a fare il prete operaio per me. E non vado per le strade a lottare per motivi miei. E non sono tutt'uno con la classe operaia per rispondere a fedeltà mie davanti agli uomini e davanti a Dio. Ho una vocazione personale ma non nel senso che si risolve nel breve o largo giro della mia persona, ma unicamente per riversarla a compimento, per quanto dipende da me, nella immensa, misteriosa e adorabile vocazione della totalità della Chiesa.
Tutto questo è molto vero e sarebbe estremamente importante che tu ci credessi, anche perché non si tratta di un problema mio o dei preti operai ma è anche problema tuo di Papa, di Vescovo, di prete, di cristiano...
. Sembrerà molto strano, non credo però ai miei compagni del convegno, ma a Serramazzoni in quei giorni di dibattito acceso, appassionato, queste cose e molte altre ancora, mi hanno ripreso e profondamente commosso.
Così è l'anima mia e la mia coscienza di vecchio prete operaio.
Se ora tornassi a varcare il cancello del cantiere, sarebbe come in que1 giorno lontano: non è mutato niente nel profondo di me se non che .le acque del fiume hanno dilagato spazzando via anche i resti dell'argine, il fuoco sta bruciando tutto e divampa sempre più, il sole si alza sul crinale delle montagne e la luce si dilaterà fino a illuminare e riscaldare tutta la terra.


don Sirio


in Lotta come Amore: LcA febbraio 1976, Febbraio 1976

menù del sito


Home | Chi siamo |

ARCHIVIO

Don Sirio Politi

Don Beppe Socci

Contatto

Luigi Sonnenfeld
e-mail
tel: 058446455

Link consigliati | Ricerca globale |

INFO: Luigi Sonnenfeld - tel. 0584-46455 -