Vita operaia

Vado al lavoro e canto
sento la forza battermi nel cuore
guardo in giro e sono il padrone del mondo!
Varco una porta o un cancello che sia
non sono più un uomo ma una sigla sul petto
centocinquanta mi chiamo e il mio nome più non conosco.
Mi metto a gridare e sono fragore di macchine
muovo le mani ma come vuole l'attrezzo
se penso, i pensieri sono stupide idee.
Non sono più io che vivo
è il padrone che vive dentro di me,
e un lavoro da fare ho al posto del cuore.
Dei miei figli io non sono più il padre
sono per loro soltanto il pezzo di pane
non sono la gioia l'amore ma solo l'affitto di casa.
Non ho più labbra per un sorriso d'Amore
non ho più mani per carezzare capelli
e il cuore a volte è un pezzo di dolore.
Ti guardo la sera negli occhi e non mi rispondi
forse a casa sono ancora il centocinquanta
e non trovo parole per te e per i nostri figli.
Domani? Il giorno nuovo è come quello di ieri
sarà soltanto un giorno di meno
sul conto di giorni che uccidono un uomo.


don Sirio


in Lotta come Amore: LcA luglio 1975, Luglio 1975

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